Donna

Il rossore

sul tuo candido volto

è un’emozione

che non si nasconde.

Il sorriso

che allaga i tuoi occhi

riempie il mio animo

di sconcertante avidità.

La rabbia

che mostra il labbro serrato

incute spavento

in molti uomini.

Donna adorabile,

al mutar dei sentimenti

lasciati amare

così come sei.

Puglia

La tua amata Puglia,

ormai lontana,

arsa dal sole,

battuta dai venti.

Tu giovane fuggisti

perché ti opprimeva,

troppo lento il suo scorrere,

(ti toglieva il fiato).

L’hai rivista nella vecchiaia,

ti bruciano i ricordi di allora,

il tuo crescere inquieto,

il primo amore.

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Parole e versi

Dimmi perché

non sei contento

della tua condizione,

chi te l’ha imposta?

Il tuo talento

ti ha portato fin qua,

di che ti lagni!

Il cielo, il fato,

il vento dei mari

e quello delle valli

ti hanno portato in dono

parole e versi.

Usali per raccontare

la fatica del contadino,

la superbia del re,

l’amore per un figlio.

Che le genti

lodino il tuo sapere

e di lui

si riempino la bocca.

Marco Fantuzzi

Un fiume di parole

Un fiume di parole

accarezza la mia mente,

salta fra i passi

creando figure intere.

Balza impetuoso,

cascando all’improvviso

e scorre lievemente

nelle piane.

Il fluire dentro me

delle parole,

come rivoli d’acqua

divaganti.

Trascina quel che trova:

sabbia, ghiaia

o solo libertà.

Perché

Perché l’amore mi affanna,

come una lunga corsa

tra i profumati tigli del parco?

Odoro i profumi

di questo amore non corrisposto,

tra le lettere che ci scambiavamo

in cui soffocavo il mio amore.

Con le mie mani,

in cui soccombevo senza lusingarti,

in cui i miei occhi gocciolanti

ingiallivano le carte dei tuoi pensieri.

La morte di un poeta

…e giunse infine l’alba.

Tra poco un plotone d’esecuzione avrebbe posto fine alla mia vita terrena, il mio spirito sarebbe stato sospinto in cieli limpidi e le mie parole a galleggiare nel vento.

Rozzi soldati prelevarono me, Federico Garcia, immobile, come una casa che aspetti di essere demolita.

Un lento cammino mi portò davanti ad un muro che il tempo stava sgretolando, come la mia vita.

Un vecchio tenente mi aspettava, il volto emaciato, il sorriso beffardo.

Lo guardai negli occhi, e lui li distolse: pover’uomo che togli la vita ad un uomo legato, facile come togliere un giocattolo ad un bambino.

Guardami! Tra un po’ i miei occhi si spegneranno per sempre ma tu non potrai dimenticare gli occhi di un innocente che muore.

Le tue notti tormentate non avranno fine, solo un colpo di pistola ti ridarà la pace.

Senza titolo

Aggressività, odio, vendetta

oggi come allora, come sempre,

l’uomo è schiavo di se stesso,

non c’è ragione per cambiare.

Guardati dentro,

scava a fondo,

anche se questo

può far paura.

Far finta di cambiare,

per accontentare

se stessi e gli altri

è troppo facile.

E allora…

Quanto sangue

dovremo ancora spargere

perché l’uomo

divori la bestia che è in lui!

Quanti oceani

dovranno prosciugarsi

per toglierci questa sete!

Quante montagne

dovranno franare

per seppellire la malvagità!

Quanti venti

dovranno soffiare

per ripulire la ruggine

dai nostri pensieri!

…qualcuno ci ascolterà.

Dove sei Dove vai?

Sei sotto il giogo

di altri mondi,

così diversi dal tuo,

che già non ti appartiene.

Non ti appartiene la vita,

qualcuno può prendersela

in ogni momento:

un amore, un pazzo, una voce.

Tu puoi solo viverla,

fermare il tempo,

allungare

l’attimo che fugge via.

Tu di qui passi soltanto,

il tuo passaggio

lascerà tracce,

nell’aria o nella polvere.

Ma se sentri

nel cuore di qualcuno

il tuo passaggio

non sarà mai stato vano.

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