La gioia di vivere

La gioia di vivere

che ti apparteneva,

il tuo viso solare

il tuo buonumore.

Tutto è ben vivo in me

forte il ricordo

del nostro ultimo viaggio.

La primavera in fiore

schiacciata dalle pale

che mulinano vento.

Il mare si prepara

ad una rigogliosa estate.

I trabucchi raccolgono pesce,

io raccolgo l’amore che mi hai donato

e lo serberò per il prossimo incontro.

Caino

L’uomo è Caino,

mai niente lo fermerà,

non la pace,

lui ha sete di giustizia,

non di verità.

Ha fame di gloria,

non di libertà,

non quella degli altri quanto meno.

Lui viene prima di tutto,

aggredisce, calpesta, sottomette.

Esalta le sue virtù,

e dei suoi alleati,

schernisce il nemico,

il diverso, il debole.

Vive in giacca e cravatta

e picchia duro col manganello.

Vive in case dorate,

piene di servi,

non ha abolito la schiavitù:

ne ha cambiato nome e forma.

È l’uomo razzista di sempre

che annerisce le giornate

e non rischiara le notti.

Che sogna ancora

di infilarsi una tunica bianca

per nascondere il viso

e umiliare la povertà.

Che povero uomo sei!

La vita

Mi accende l’incanto della vita,

mi deprime la sua caducità,

la nascita di un fiore,

lo spegnersi del giorno,

il vociare degli amici,

il pianto di un bambino,

la gioia di un matrimonio,

la tristezza di un funerale,

rincorrerti tra gli alberi e baciarti per l’eternità.