Un’estate caldissima

Ricordo una caldissima estate di qualche anno fa, mia figlia ritornava da uno stage a Londra dove era andata a perfezionare la lingua, e io e mia moglie l’attendavamo all’aeroporto di Parma.

Ma il caldo aveva danneggiato in modo irreparabile l’asfalto della pista (e non eravamo nell’Africa equatoriale, ma nella temperata Emilia) e l’atterraggio venne spostato a Bergamo, notoriamente più fresca del catino padano.

Questo come spunto per parlare di clima, me l’ha fatto tornare alla mente l’introduzione del libro di Naomi Klein, giornalista, scrittrice e attivista canadese, “Una rivoluzione ci salverà” e già autrice di “No logo”che ho letto anni fa e che vivamente consiglio, considerato il manifesto del movimento no-global.

Un caldo eccezionale può produrre danni siffatti, ma è naturale tutto ciò o la naturalità dell’uomo ha le sue colpe?

L’uso scriteriato dei combustibili fossili è la causa di un’estate più calda di una febbre, e spesso di un inverno mediamente più mite, per sopperire a ciò agiamo sui nostri condizionatori, utilizziamo altra energia, che risparmieremo forse in inverno.

Mi sembra un circolo vizioso, giriamo intorno al problema senza entrarci per davvero, negli ultimi 20 anni non solo i potenti della terra hanno ignorato il problema, ma lo hanno drammaticamente acuito, come dimostra il fallimento di tanti congressi e convegni, e come ci dimostrano i tanti eventi atmosferici disastrosi sempre più ricorrenti.

Il riscaldamento globale è una cosa seria, spostare sempre in avanti il problema, con la scusa che i soldi da impegnare sono troppi, senza alcun ritorno immediato, è un falso problema.

Meglio continuare ad arricchire l’1% della popolazione mondiale, l’élite che ci massacra ogni giorno, ma il restante 99% un giorno si ribellerà a tutto questo, mi sembra sia in gioco il nostro territorio, ma forse l’animale Uomo è l’unica bestia che distrugge la tana in cui vive.

Ma ci tornerò sopra, per intanto Buona Domenica.

Marco Fantuzzi