È notte fonda

È notte fonda, fuori il vento e la pioggia fanno a gara a chiacchierare a voce alta, molto alta, forse questo mi ha svegliato, e sono sudato come dopo una corsa a perdifiato, mentre in realtà sono immobile nel mio letto, fermo e trafelato.

Il cuore batte come un martello pneumatico che spinge sulla pietra più dura, un incubo, il solito, io che volo fuori con l’auto, ad una curva lei tira diritto, e io mi trovo dolcemente sospeso in aria: devo avere visto troppe volte il finale di Thelma & Louise.

Mi capita spesso di svegliarmi di soprassalto, solo nel letto perché la moglie si è addormentata sul divano, davanti ad uno schermo che parla da solo.

Dev’essere qualcosa che mi trascino dall’infanzia, quando mamma mancava spesso di notte per accudire i suoi malati e papà era via per giorni interi, soprattutto in estate quando lavorava nei campi su grossi aratri meccanici.

Ho cominciato lì ad accumulare solitudine, pur in compagnia di nonna Teresa, dei suoi orti, dei suoi animali, degli amici del cortile, nelle vecchie case popolari che da anni sono sparite e con loro le persone che vi abitavano.

Il risveglio mi quieta un po’, e affiorano ricordi, giorno e notte è un fluire di emozioni più o meno profonde, e come scrittore ho imparato a farle risalire, lentamente ma incessantemente.

Anche ora, solo nel mio letto, con la lampada spenta, mi accovaccio sotto le coperte, in posizione fetale, e comincio a rimuginare parole, a volte senza senso, più spesso sugli amori passati.

Amori effimeri, in momenti della vita in cui la moglie non era presente nel mio cuore, momenti in cui vivevo una nuova primavera, momenti di esaltazione brevi ed intensi in cui stringevo seni gonfi di straordinario desiderio.

 

Marco Fantuzzi