L’energia che ci appartiene

L’energia che ci appartiene da dove arriva? Quegli infiniti puntolini di materia, piccoli miliardesimi di miliardesimi di millimetro, da dove prendono l’energia vitale che li fa fluttuare continuamente e permette a noi di vivere?
C’è una spiegazione razionale e una irrazionale (la fede lo è sempre, perché abbandona il nostro libero arbitrio e ci fa credere in qualcosa che non possiamo vedere, né toccare, anche se molti dicono di sentire questo spirito invadente), a chi credere?
Certo queste sembrano tutte domande, potevo svolgere il tema affrontato in modo diverso, ma non sarebbe cambiato una virgola.
Il mondo è di un’incertezza disarmante e porsi o non porsi domande non fa nessuna differenza.
Pensiamo a quanti miliardi di atomi sono presenti nel nostro organismo, e non sono nemmeno i puntolini di cui dicevo all’inizio, questi compongono un atomo e hanno nomi diversi, forse non li abbiamo nemmeno scoperti tutti, perché ogni giorno l’uomo e con lui la scienza, si spingono a livelli sempre più microscopici e ogni giorno mette in dubbio qualcosa: maledetta incertezza!
Solo un granello di sabbia contiene miliardi di miliardi di atomi, riuscirà qualcuno un giorno a scomporre la materia e giungere all’intima natura di noi stessi, puntolini che vorticano su se stessi e intorno agli altri, fluttuando come onde e particelle.?
Questo siamo, nient’altro che materia assemblata di cui non sappiamo l’origine, non sappiamo chi siamo, né da dove veniamo, né dove un giorno andremo.
E quando gli atomi girano per il verso giusto siamo calmi e riflessivi, ma è quando collidono che il nostro cervello fa le scelte più scellerate.
Intanto, nel ventre della Terra, migliaia di scienziati, isolati nei loro laboratori di ricerca, fanno viaggiare atomi alla velocità della luce, li fanno collidere con altri, ne studiano le reazioni, impiegano miliardi di dollari per dare risposte che verranno forse utilizzate tra 10-20 anni.
Certo il progresso non si deve fermare, ma solo se l’utilità che crea è a disposizione di tutti, altrimenti a che serve progredire se il beneficio è di pochi che lo useranno a discapito dell’intera umanità.
Per decenni mi sono considerato un uomo di scienza, ora tutto ciò si sta incrinando, perché la scienza non è più al servizio di tutti, e forse non lo è mai stata, io l’ho capito solo adesso.
Oggi si dispone di una ricchezza materiale distribuita malissimo, in mano a poche persone considerando i miliardi di esseri umani.
Possibile nessuno capisca il valore di un essere umano che nasce già sapendo che morirà di fame?
Ma come disse qualcuno, di cui non ricordo il nome, la morte di un essere umano è un problema, o qualcosa del genere, ma cento, diecimila o un milione di morti sono solo statistiche da affidare alla storia.
Tutto ciò non è brutto, è orrendo, siamo in un’epoca in cui la vita non ha più nessun valore, a tutto diamo un prezzo, tutto ha un costo, poco spazio per sentimenti ed emozioni, solo quando vogliamo rilassarci andiamo a cercare un artista nel suo campo d’elezione per tributargli il giusto riconoscimento.
Siamo partiti dagli atomi per arrivare a parlare di arte, ma d’altra parte a livello microscopico vige l’indeterminatezza, mentre a livello macroscopico ci sentiamo tutti un po’ poeti, almeno qui da noi, popolo di santi ed eroi, nel vigore dell’incertezza.

Marco Fantuzzi