Un incontro fattuale

Un incontro fattuale, cominciò così quel venerdì sera, con uno scambio di parole digitate sopra un tastierino di vetro. Poi ci sentimmo al telefono per definire meglio la situazione logistica e in un minuto la serata era pronta da vivere.

Fu così che con un’ora di anticipo arrivammo in collina, nel Risto Pub La Gramla. Ci accolse, in un locale ancora semivuoto, una giovane donna che aveva le movenze dell’entraîneuse, piccola, carina con un bel vestito a fiori, schiena nuda e due improponibili sneaker bianche ai piedi.

Ci condusse a un tavolo all’aperto, sotto un grande gazebo bianco, a due passi dal live acustico che da lì a poco avrebbe ravvivato la serata, con la voce di Luca Anceschi, frontman di un famoso gruppo della provincia, stasera in compagnia di una giovane chitarra.

Arrivò in anticipo, poco dopo noi, e cominciò a gironzolare fra i tavoli che si stavano riempiendo, fumando e bevendo mentre chiacchierava, nella sfrontatezza dei suoi cinquant’anni. Attendeva la tavolata principale, dove si sarebbero radunate un bel numero di ammiratrici, e molte di queste le aveva amate intensamente.

Cominciammo la cena, in attesa del concerto che iniziò puntualmente con un’ora di ritardo, mentre noi eravamo ormai al caffè, fu così che gustammo appieno di tutte le coloriture musicali che voce e chitarra creavamo insieme.

A metà della cena i due amici, Daniele e Mattia, che non avrebbero dovuto essere i protagonisti della storia, ma lo divennero per la fantasia del narratore, salutarono due giovani ragazze, e da lì la storia prese una piega inaspettata.

Lucia e Bibiana erano arrivate solo per un aperitivo in musica, Daniele conosceva Lucia da tempo, ci salutammo e ci presentammo e poi le due coppie tornarono ognuna ai propri tavoli.

A Mattia era piaciuto subito il sorriso di Lucia, lei ogni tanto si girava, era due tavoli avanti a loro, facendo oscillare i lunghi capelli acconciati in un’elegante coda di cavallo, sempre col sorriso che le dipingeva le labbra più di un qualunque rossetto.

La musica arrivò, mentre Mattia aveva la mente piena di altri pensieri, in un susseguirsi di cover italiane e straniere che ci allietarono per due ore. Battisti, De Gregori, Vasco e Zucchero cominciarono a riempire la sala coinvolgendo il pubblico con vecchie canzoni di successo: Il tempo di morire, Generale, Gli angeli, Baila morena, Colpa d’Alfredo e tante altre.

La sala ci mise un niente a scaldarsi, fra battiti di mani, urla, fischi, balli improvvisati, cosce seminude toniche e abbronzate che dimenavano i loro bei fondoschiena. Poi Luca si prese una pausa e arrivò la voce calda e sensuale di Alessia sulle note di Back to Black, e mentre lui si mise a fumare girando di nuovo tra i tavoli, lo fermai e gli chiesi l’autografo.

E dopo Amy Winehouse, Dolores O’Riordan, frontwoman dei Cranberries, due voci che ci hanno lasciato troppo presto, arrivammo alla mitica Wish You Where Here, dedicata alla memoria di Syd Barret, fondatore e leader dei Pink Floyd dal 1965 al 1968 (Vorrei che tu fossi qui è la traduzione del titolo).

Nel frattempo arrivò Ilaria, una giovane collega di Lucia, e il concerto virò di nuovo sul revival con Califano e Battisti, e Daniele e Lucia si misero ad accennare qualche passo di danza, immortalati da un improbabile cellulare.

La temperatura era salita parecchio: vino, liquori e sigarette giravano parecchio, il cibo fermentava bene nei loro stomaci, tutto era calore e colore, i sorrisi languidi ed evanescenti, forse anche a causa della stanchezza che iniziava ad affiorare, oggi era stata una giornata lavorativa, per molti anche l’ultima prima delle agognate ferie.

All’improvviso un vestito verde molto appariscente, spaccato sui fianchi, attraversò la sala, e una pelle color ambra distolse il mio sguardo da Lucia, i lunghi capelli castani incorniciavano due occhi vivaci, ma sfumati, che evaporavano nell’aria satura di umidità.

I cantanti italiani, intanto, mentre io continuavo a perdermi nei miei sogni, si avvicendavano ancora sul palco: Celentano, Venditti, Battisti, nelle voci sguaiate e stonate di commensali professionisti, ma artisti mancati, poi a gran voce dai tavoli la richiesta della Pasareina, mitica canzone del Trietto che tutti conoscono, e qui Lucia, sorridendo, mi rivolse una domanda, forse sentendosi parte in causa come donna, o forse per coinvolgermi in un dialogo di corteggiamento, chissà; comunque sì, stiamo parlando della cosa più preziosa che spinge gli uomini a fare e a parlarne di continuo, le dissi ricambiando il sorriso.

Ora la scaletta non esisteva più, c’erano solo le richieste più svariate, di nuovo con interpreti istituzionali: Stand by me, Maracaibo, Shallow, Gli ostacoli del cuore. La serata stava finendo, baciammo a lungo le nostre amiche, tra sorrisi e abbracci, ci scambiammo i numeri di telefono, era stato davvero un incontro importante che aveva lasciato il segno.

Salutai Luca e il suo bravo chitarrista, di cui non conoscevo il nome, ma che ci aveva allietato con i suoi fraseggi e i suoi arpeggi, con le dita che correvano veloci sul manico e sulle corde.

Le ore si erano fatte piccole, ma c’era ancora un viaggio per arrivare al termine della notte e chissà dove ci avrebbe portato.

Marfan's poetry