Un incontro

Perfino vederla ormai mi toglie il fiato, non riesco più a sostenere il suo sguardo, tantomeno rivolgerle la parola: lei non prende l’iniziativa e mi guarda senza sorridere.

Il suo viso è un enigma, estasiarmi per il suo lento camminare è un’altra delizia per gli occhi, i suoi passi sembrano sfiorare i marciapiedi, mi perderei a guardarla per ore se potessi farlo.

E allora perché non la fermo quando la incontro, e le rivolgo la parola, forse basta anche un semplice ciao per iniziare a parlarle. Mi è appena passata davanti e io non ho nemmeno alzato lo sguardo, ma penso si sia è accorta che l’ho vista, che può pensare? Che sono timidissimo o un maledetto imbecille, propendo per la seconda, visto che la prima volta che ci siamo guardati è stata lei ad abbassare di colpo lo sguardo.

Scrivevo mentre passava, solo le sue lunghe gambe avvolte in pantaloni attillati ho potuto osservare, mentre lei di sicuro mi squadrava, per questo non ho alzato uno sguardo: ho avuto paura di iniziare una storia, ho ancora tracce dentro di me dell’ultima relazione (finita male), non ho voglia di soffrire, anche se dentro di me sono sicuro che lei abbia voglia di parlarmi, almeno quanto me.

L’estate è ormai alla fine, ma l’autunno ne è solo il suo lento proseguire. È ancora caldo durante il giorno, giovani a braccia scoperte, ancora sorridenti per la bella stagione, bambini a correre nei parchi a gustarsi le giornate dopo le prime ore di scuola.

I giorni passano, il tempo vola via e mai più tornerà a rincuorarci, e io mi sento comunque solo anche se potrei alzare solo lo sguardo per cambiare la mia vita.

Gli amori vanno e vengono, ci sorridono inquieti, tu che non sorridi mai cosa celi nel tuo cuore?

Oggi eri a pochi passi da me, io fermo su una panchina, tu venivi verso di me, mi bastava sorriderti per guardare la profondità dei tuoi occhi, forse è questo che aspetti da me, un semplice sorriso, e io ti desidero ma mi sento vecchio quando ti guardo, e questo non cambierà mai, credo sia questo che mi frena insieme a mille altri dubbi.

Fuggisti lo sguardo la prima volta che ti fissai, ora sei sempre tu a cercarmi e io fuggo, che gioco è mai questo, quanto tempo è passato dal nostro primo incontro, un anno, forse due, non ricordo, il tempo andato ormai non conta più, non ci appartiene, niente ci dice che già non conosciamo, solo il presente dà un senso al nostro vivere.

Sembra che il tempo sia scorso invano, ma forse un giorno sorriderai e allora capirò cosa provi.

Spero che i tuoi anni non scorrano infruttuosi, così come sono passati i miei, ma niente passa invano, la tua bellezza è lungi dallo sfiorire (come invece è per me), tanti anni ci dividono, per questo sono restio al contatto, ma i pensieri rimuginano dentro me.

Ci provai senza convinzione a rivolgerti la parola, ma la tua stupita sorpresa mi bloccò, e me ne andai senza capire bene la tua risposta. Da quel momento passarono giorni, settimane, mesi.

Smisi di cercarti con gli occhi, ti guardavo pur senza vederti, ma pian piano mi accorsi che tu mi guardavi con crescente interesse, senza abbassare lo sguardo, e un bel giorno, all’improvviso, girando lo sguardo, mi accorsi di avere i tuoi occhi addosso, mi fissavi senza sorridere, ma intensamente.

Ma io mi girai di colpo, uno sguardo, il tuo, che non riuscivo a sostenere. E da lì un tormento che credevo sopito, esplose a dilaniarmi i giorni e le notti. Pensavo a te, alle tue lunghe braccia che mai avevo strette, alle tue lunghe gambe che giammai avevo sfiorato.

Può un uomo sognar tutta la vita? Può una donna attendere per anni?

Tu Penelope non sei e io il tuo Ulisse nemmeno.

Marco Fantuzzi