Diceva Oscar Wilde

Diceva Oscar Wilde: “La vita è una cosa terribile”.

Perché un letterato di successo come lui, che aveva avuto una famiglia felice, allietata dalla nascita di due figli di cui era padre orgoglioso, poteva fare un’affermazione del genere?

Poteva dipendere dalle sue scelte omosessuali, per cui pagò duramente, e dalle conseguenze che subì la propria famiglia a causa di questo?

È giusto domandarsi perché la vita è una cosa terribile, è giusto porsi sempre domande quando è così difficile ottenere delle risposte adeguate.

L’uomo dovrebbe cercare sempre di essere felice, di riempire di felicità se stesso e le persone che lo circondano, perché non ci riesce? Perché non vuole farlo.

Non è una priorità dell’uomo rendere felici gli altri, visto che spesso non sa nemmeno come rendere felice se stesso.

Le persone di successo credono di saperlo e tu quando vedi una persona sorridere, di un sorriso “che inonda” dici: “quella sì che è una persona felice”.

Poi le parli o la senti parlare e ti cadono le braccia, e allora pensi: “felicità e successo non vanno a braccetto”.

Forse per essere felici bisognerebbe non incontrare persone stupide, di cui purtroppo è pieno il mondo.

Magari faccio parte anch’io di questa cerchia di persone che tanto ristretta non dev’essere.

Sarebbe bello poter definire dei parametri oggettivi che identifichino in modo certo il concetto di felicità.

In questo modo sarebbe facile essere felici, ma questo obiettivo si scontra con la soggettività personale.

Ognuno di noi è un essere unico, viene da esperienze diverse, vive esperienze diverse, ha emozioni diverse.

Detti così sembrano concetti molto minimalisti ma è la mia esperienza non quella di tutti.

Marco Fantuzzi