Volare

È un volare a stento questa nostra vita, sempre sul punto di decollare, sempre in procinto di spiccare il volo.

Come Icaro ci spingiamo sempre più lontano, sempre più vicino ai nostri sogni, perché?

Perché a differenza degli altri animali, noi umani abbiamo coscienza della morte e temiamo che arrivi senza aver potuto realizzare qualcosa di importante.

Cosa c’è di più importante della vita stessa, perché la rendiamo così banale, perché la necessità di cercare sempre un limite nuovo, perché sfidare se stessi dimenticandoci che per i nostri obiettivi qualcuno dovrà pagare un alto prezzo?

Per soddisfare le nostre voglie, anche le più semplici, qualcuno avrà lavorato duramente per un pezzo di pane, e qualcun altro avrà avuto il suo pezzo d’oro.

È questo il destino dell’uomo, schiavo o padrone, secondo dove nasci.

Ricco o povero di nascita, senza possibilità, in modo onesto, di invertire la tendenza (certo c’è sempre l’eccezione che conferma la regola, ma tale rimane).

Tra i due destini una marea di gente comune che si arrabatta per vivere, perché bisogna pur vivere in modo dignitoso .

Ma dov’è la dignità di vivere, quando giri il capo per non vedere, per non sentire, per non partecipare.

Anch’io ho vissuto fin qua a questo modo, né schiavo, né padrone, figlio di un Dio minore, buono solo per lavorare, altrimenti non servi a niente e puoi accomodarti fra i poveri, e se non ce la farai ce ne faremo una ragione, altri prenderanno il tuo posto.

Questa è l’innegabile verità, beh tanto vale non entrarci nemmeno nel mondo del lavoro, non sono d’accordo con Achille che disse “meglio vivere da schiavi, ma vivere” (non ricordo le parole esatte, ma il significato era questo).

Peccato lui fosse un re, il re dei Mirmidoni (chiedete a loro di esprimersi in proposito).

Che significa entrare in una vita da schiavi, come quei che legge “lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”.

La vita può essere un inferno se non hai la libertà, o forse nemmeno la speranza di ottenerla.

Vale la pena di essere vissuta? Chiedetelo ad un suicida che si toglie di mezzo per molto meno, magari ha perso un po’ di soldi, magari si è ammalato e non sa uscirne.

Cosa passa per la testa a un suicida, anch’io ho pensato a questo, non vedo il futuro e non vivo il presente, non so come uscirne e mi sembra che nessuno possa aiutarmi, e io nemmeno lo voglio.

Ne uscirò con le mie forze o non ne uscirò, per troppo tempo ho cercato conforto altrove, e spesso le altrui scelte mi hanno pesato. Basta vivere sulle spalle dei giganti, o diventerò un gigante o il destino faccia di me quello che vuole.

Lo aspetterò sveglio, consapevole che qualcosa di buono ho fatto.

A volte immagino cosa sarebbe stata la vita delle persone con cui ho interagito se io non ci fossi stato.

Chi ha visto “La vita è meravigliosa” con James Stewart sa cosa intendo.

Io non sono nessuno, e sono convinto di questo, ma qualcosa la mia vita avrà pur significato. E se adesso sono deluso e amareggiato del bilancio fatto, le scelte del passato mi appartengono completamente.

Erano le migliori che potessi fare in quel momento (allora direte voi, perché non ti accetti?), certo se a ogni bivio avessi fatto scelte diverse adesso non sarei qui, questo è sicuro, come certo è il mio nome.

Ma di questo non m’importa, la vita è piena di sbagli e sofferenze, ma anche scelte giuste e gioie, l’importante è volare verso i propri sogni.

Marco Fantuzzi