Il caffè

Lei riempiva di sé l’atmosfera del caffè di Via dell’Abate, sovrastava l’odore di stantio di quel vecchio ambiente, dove un tempo dominava il profumo del caffè appena tostato, una miscela di fragranze impossibile da dimenticare.

Piccola donna dal passo leggero, con il suo spolverino turchese portava la primavera con sé, e nelle pur brevi attese, i tacchi battevano impazienti sul vecchio impiantito di rovere.

Le gambe seminude seducevano il mio sguardo, anche se quel corpo lo conoscevo a memoria, ogni minuscola piega della pelle, ogni curva avevo sfiorato ed esplorato con le mie mani, nella più profonda oscurità di una camera d’albergo, dove l’odore di lavanda delle lenzuola si mescolava al suo inebriante profumo.

Il tatto è l’essenza dell’amore fisico, ben diverso da quello spirituale che ti nutre nella solitudine, una situazione già sperimentata per troppo tempo. Ora potevo di nuovo gioire del sesso a piene mani, la toccavo ovunque e gustavo i suoi sospiri, così pieni di felicità, così colmi di appagamento.

Lei adorava le mie mani più di ogni altra cosa, la spogliavano al buio e dipingevano le sue forme, così delicate, il ventre caldo, l’eccitazione sul seno, e le piccole labbra tumide.

Gli occhi invece la denudavano quando m’incontrava nel caffè, poche erano le parole che volavano, leggiadre come piume nel vento.

Passavamo le ore a guardarci, a sorridere, a gustare un profumato caffè, gli occhi s’immergevano l’un l’altro e niente intorno era più come prima. Cadevano le pareti, sparivano i rumori ed eravamo di nuovo in un prato dove la coglievo per l’ultima volta, come un delicato fiore di primavera.

Ora il caffè è chiuso, rimane un’insegna penzolante a ricordo degli antichi fasti. Lei non c’è più ma io ogni giorno assaporo il suo profumo, se n’è andata per sempre, ma il suo amore è rimasto a ravvivarmi il cuore.

Ora sono un uomo migliore e lo devo a lei soltanto, al tempo che rubò alla sua famiglia per farmene un regalo immenso. Io la mia metà l’avevo trovata, non la cercherò mai più, questo è l’Amore, come ci ricorda Platone, l’unione di due metà perfette.

Marco Fantuzzi