Gioventù e vecchiaia

Il sorriso dei giovani è contagioso (più di qualsiasi sorriso, perché ci ricorda la nostra gioventù): basta poco per essere felici, anche se bisognerebbe seguirli di più, perché basta poco alla loro beata innocenza per smarrirsi.

Capita ancora a noi adulti, figurarsi un adolescente, con gli ormoni a mille, convinto com’è che le sue scelte siano sempre quelle giuste.

Serve sempre la beata gioventù, dovremmo credere di più nei loro progetti, nei vecchi c’è sempre pace e saggezza (mentre lotta e avventatezza ci ricordano i tempi andati quando la nostra vita era permeata di ideali), anche se credo che vecchiezza non sia sinonimo di saggezza, chissà forse a 90 anni, quando le forze ci mancano scambiamo la tranquillità, la poca vitalità, la placida lentezza, per saggezza.

Ma l’uomo non è saggio, lo sono di più gli animali che seguono il loro istinto, noi vogliamo vivere sempre al limite, e oltre, delle nostre possibilità, senza nessun margine, senza nessun rispetto per il diverso.

Sempre pronti a scaricare sugli altri le colpe di una società a cui partecipano senza costruire, nell’indifferenza, sempre sicuri che qualcun altro debba risolvere i problemi.

Non c’è cooperazione e la competitività produce derelitti, persone di serie B.

Marco Fantuzzi