Le tue gioie

Le tue gioie

su altri visi cercheremo.

Non può piovere in eterno

(la pioggia finirà)

e anche il sole

non sempre si concederà

(il sole svanirà).

La stretta mortale delle nubi,

la nebbia mattutina

(concede oscure speranze)

ce ne priverà a lungo.

Il sole che scalda il cuore

che apre un sorriso

è lì nel tuo profondo.

Marfan's poetry

È notte fonda

È notte fonda,

nell’aria aleggia uno spirito.

Ne odo la voce,

quasi un sussurro.

Ma vedere questo no,

il fantasma è del tutto evanescente.

È puro pensiero

con lui puoi solo dialogare.

Ma solo nel passato

che altro non conosce,

perché qui non vive

e del futuro non ha sentore.

Marfan's poetry

Il mestiere di vivere – Cesare Pavese

Riporto alcune mie brevi riflessioni su “IL MESTIERE DI VIVERE” di Cesare Pavese, un suo diario privilegiato che riporta i pensieri scritti dalla fine del 1935 (per l’esattezza iniziato il 6 ottobre 1935) al 18 agosto 1950 (nove giorni prima della sua morte).

Pavese s’interroga sul fatto che le sue composizioni poetiche sono il frutto di una sempre maggiore indifferenza e riluttanza”. (Riporto queste parole perché i fatti sembrano essere lo specchio di ciò che mi sta accadendo, pur nella consapevolezza che io poeta non mi posso definire).

Gioia, inventiva e disinvoltura metrica sono sovente il risultato delle mie poesie anche se inutile e indegno mi sembra lo sforzo: non c’è più il necessario scavo interiore.” (è forse questo che differenzia un poeta da un comune letterato, credo che a me manchi questa capacità, ma come ottenerla: isolandosi completamente da se stessi o isolandosi in se stessi, pensando solo a conoscere se stessi?)

Ogni poeta s’è angosciato, meravigliato e ha goduto. L’ammirazione per un gran passo di poesia non va mai alla sua stupefacente abilità, ma alla novità delle scoperte che contiene.” (credo che questa frase debba potersi attribuire a qualsiasi poeta).

“Il primo fondamento della poesia è l’oscura coscienza del valore dei rapporti, quelli biologici magari, che già vivono una larvale vita d’immagine nella coscienza prepoetica”.

Sia detto con cautela contro Baudelaire, in poesia non tutto è prevedibile e componendo si scelgono talvolta forme non per ragione veduta ma ad istinto, e si crea, senza sapere con definita chiarezza come.”

Pavese insiste molto sul fatto che la poesia esprima un giudizio di valore.

Spesso la poesia inizia in modo semplice quando, ad esempio, scopriamo per la prima volta una descrizione che calza a pennello per un’immagine che abbiamo in mente.

Il piacere di avere scoperto una somiglianza che altri non avevano notato, e vogliamo urlare al mondo questa scoperta.

Ma una volta iniziata la poesia bisogna proseguirla e finirla con un ricco rapporto di interazioni che diano valore al tutto.

(in corsivo le parole di Pavese)

 

Marco Fantuzzi

Vivere

Se vivere vuol dire interagire di continuo con altre persone, porsi obiettivi, lanciare sfide a se stessi e al mondo, non mi interessa vivere.

Ma se vivere vuol dire non essere costretto dagli altri, e di continuo,  a fare tutto ciò, a condividere scelte che non ti interessano, che non servono alla mia crescita interiore, allora sì la vita ha un senso.

Se non c’è nessun senso, nessuna emozione, se non c’è amore, la vita cosa rappresenta?

Se manca tutto questo perché vivere, sempre e solo nella speranza di un cambiamento (questo pervade tutta la nostra vita, un’esile speranza).

Ma noi non siamo in grado di cambiare nulla, siamo l’animale più stupido comparso sulla terra, distruggiamo noi stessi, distruggiamo gli altri, distruggiamo il senso di felicità che la vita dovrebbe generare (nella vita c’è il germoglio della felicità).

Creiamo malessere, malaffare, corruzione, guerre, sì abbiamo progredito nel tempo (ma a che prezzo? Questo progresso ha permesso a tutti di avere almeno una vita decorosa? Credo proprio di no, e allora qual è lo scopo dell’uomo sulla terra, quale progetto sta portando avanti?

Milioni di persone che muoiono di fame, malattie non curate perché privo di tornaconto economico, guerre per arricchire i ricchi e creare così ricattabili poveri.

Vergognati uomo.

I politici, le persone più spregevoli che esistono, i loro prezzolati giornalisti, le fameliche lobbies che li mantengono (politici e giornalisti, Dio li fa poi li accoppia).

Cos’altro aggiungere, perché non riusciamo a invertire la tendenza, perché costa fatica e impegno (o non ci interessa nemmeno), molto meglio la leggerezza del vivere con il suo fatale disimpegno.

Marco Fantuzzi

La nostra vita ondeggia

La nostra vita ondeggia

un fortunale è in arrivo

a spazzare i resti

della nostra meschina civiltà

di ladri e di ruffiani.

I primi a servir la politica

da altri eletta

e i secondi a servire i primi.

Come vedi

di servi ben pasciuti

è la nostra civiltà

gente obesa nel suo stesso interesse.

Vilipesa nel più profondo spirito

ormai sepolto e dimenticato.

E la vita ondeggia

in un naufragar di onde incerte.

Marfan's poetry

A volte mi domando

A volte mi domando cosa sarebbe il mondo se saltassero le comunicazioni, se le persone fossero costrette a parlare con i vicini di casa, come si fa ancora nei piccoli paesi dove le relazioni umane hanno ancora un significato.

Immagino un mondo in cui mancasse l’elettricità e il petrolio, sapremmo sopravvivere senza tutti i confort che da essi derivano, sapremmo adattarci in poco tempo?

Io credo di sì, credo che avremmo bisogno di emozioni forti per ritrovare quello spirito di solidarietà che oggi esiste in modo sfumato, lontano, sullo sfondo della nostra vita.

Forse ci aumenterebbe l’ansia, o anche no, dovremmo solo cambiare lo stile di vita, quello stile a cui non vogliamo assolutamente rinunciare (ce lo siamo guadagnato, sta urlando qualcuno).

Ma se credessimo molto di più in noi stessi, e ci hanno disimparato a farlo, capiremmo la complessità di questo mondo (in cui il singolo non conta più nulla, in nessun ambito) riempito di informazioni da cui non riusciamo a districarci, informazioni di cui il 99% delle persone non sa che farsene.

Ma solo di quello vive il restante 1%, la costruzione dell’informazione, vera o falsa che sia non ha nessuna importanza.

Riusciremmo a vivere senza TV e giornali, i così famigerati “media”?

Credo proprio di sì, le persone sanno reagire alle difficoltà, e questa mancanza non si dovrebbe nemmeno definire tale, solo non ci sono più abituate, perché hanno delegato il loro benessere ad altri.

Provate a pensarci, spegnete tutto per qualche minuto, soprattutto i cellulari, e state soli con voi stessi, vuotate la vostra anima e fate affiorare i demoni che sono dentro di voi, quelli che ogni tanto vi fanno perdere il controllo.

Fate affiorare la paura, è normale averne, senza non potreste vivere, ma imparate a controllarla, sappiate che c’è, siatene consapevoli.

Marco Fantuzzi