Il mestiere di vivere – Cesare Pavese

Riporto alcune mie brevi riflessioni su “IL MESTIERE DI VIVERE” di Cesare Pavese, un suo diario privilegiato che riporta i pensieri scritti dalla fine del 1935 (per l’esattezza iniziato il 6 ottobre 1935) al 18 agosto 1950 (nove giorni prima della sua morte).

Pavese s’interroga sul fatto che le sue composizioni poetiche sono il frutto di una sempre maggiore indifferenza e riluttanza”. (Riporto queste parole perché i fatti sembrano essere lo specchio di ciò che mi sta accadendo, pur nella consapevolezza che io poeta non mi posso definire).

Gioia, inventiva e disinvoltura metrica sono sovente il risultato delle mie poesie anche se inutile e indegno mi sembra lo sforzo: non c’è più il necessario scavo interiore.” (è forse questo che differenzia un poeta da un comune letterato, credo che a me manchi questa capacità, ma come ottenerla: isolandosi completamente da se stessi o isolandosi in se stessi, pensando solo a conoscere se stessi?)

Ogni poeta s’è angosciato, meravigliato e ha goduto. L’ammirazione per un gran passo di poesia non va mai alla sua stupefacente abilità, ma alla novità delle scoperte che contiene.” (credo che questa frase debba potersi attribuire a qualsiasi poeta).

“Il primo fondamento della poesia è l’oscura coscienza del valore dei rapporti, quelli biologici magari, che già vivono una larvale vita d’immagine nella coscienza prepoetica”.

Sia detto con cautela contro Baudelaire, in poesia non tutto è prevedibile e componendo si scelgono talvolta forme non per ragione veduta ma ad istinto, e si crea, senza sapere con definita chiarezza come.”

Pavese insiste molto sul fatto che la poesia esprima un giudizio di valore.

Spesso la poesia inizia in modo semplice quando, ad esempio, scopriamo per la prima volta una descrizione che calza a pennello per un’immagine che abbiamo in mente.

Il piacere di avere scoperto una somiglianza che altri non avevano notato, e vogliamo urlare al mondo questa scoperta.

Ma una volta iniziata la poesia bisogna proseguirla e finirla con un ricco rapporto di interazioni che diano valore al tutto.

(in corsivo le parole di Pavese)

 

Marco Fantuzzi

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