Autostima

A me spaventano, forse spavento è una parola un po’ eccessiva, le persone che vogliono avere, o credono di avere, il controllo della propria vita.

Persone ottimiste, eccessivamente ottimiste, che esaltano i loro successi come merito esclusivamente proprio e lamentano i propri insuccessi come demerito esclusivo di altre persone.

Credo siano persone molto brave a giudicare gli altri, ma ma non sufficientemente brave a giudicare se stesse.

L’autostima è sicuramente utile per vivere meglio, ma serve anche l’umiltà per criticare i propri errori, perché questi sono solo nostri: può essere che ci siamo fidati delle persone sbagliate, le abbiamo sottovalutate, le abbiamo giudicate senza sapere.

Questi sono tutti errori nostri, le persone non si conoscono mai abbastanza se non dedichiamo il tempo necessario per parlare con loro, per capire il loro punto di vista, i loro problemi.

Marco Fantuzzi

Firenze

Firenze, che splendida città

la prima volta

la visitai prima di nascere

che fatica scalare i gradini

del Duomo

ma che magnifica visione lassù.

Ci tornai grandicello

e mi sembrò ancor più bella

e dovevo ancora

conoscere l’amore.

Dovrei tornarci ora

all’inizio della vecchiaia

e succhiarne ancora

i suoi capezzoli.

Marfan's poetry

Ora non voglio più scrivere

Ora non voglio più scrivere,

e senza parole non è vita per me,

cosa rimane su una bocca muta!

Rimane forse il dolce sapore del miele

Che succhiavo con avidità

Nei nostri fugaci incontri.

Quando stringevo, impudicamente,

il tuo corpo, e risvegliavo i sensi

del contatto così a lungo cercato.

Ora tutto questo è dissolto

Nell’aria fine di questo mattino,

tu non ci sei e le ore sono lunghe e stanche.

Marfan's poetry

Quale profondità di pensiero

Quale profondità di pensiero può spingere un poeta alla follia, quali abissi raggiungere dove la profondità può togliere il fiato tanto da soffocarti per sempre. Ma a volte l’amore fa il miracolo, ti prende per mano e ti salva un’altra volta.

Credo che il suicidio, per un artista, sia una scelta di vita, una vita in cui l’arte ha terminato il suo percorso: un artista senza arte è come una stella cometa senza la sua coda. Come specchiare la propria vita nella quotidianità di una vita banale, per un artista penso sia molto difficile.

Marco Fantuzzi

Mio caro figlio

Mio caro figlio,

ho sempre avuto il dubbio che tu avessi paura a confrontarti con me.

Cosa incute timore in te, la mia presenza stessa, fisicamente ingombrante, i miei modi sgarbati, al limite della rudezza, il mio approccio nei tuoi confronti?

Quanti pomeriggi e serate abbiamo trascorso, tu bambino, io giovane padre che apprendeva la difficile arte del genitore.

Ma quanto tempo non abbiamo passato insieme, mentre nasceva una sorella che ti avrebbe tolto una gran parte di affetti.

Ma quello che io spendevo per lei già l’avevo speso per te, non te ne privai.

Poi crescendo ti allontanasti da me, ti chiudesti in camera tua a capire il tuo vivere, così diverso dal mio.

Fu lì che si fratturò il nostro rapporto, ma tu non ne hai colpa alcuna, già duro è l’inquieto vivere di un adolescente, che un padre non sempre capisce, pur avendolo provato.

Poco ho sostenuto le tue scelte, anche se non le ho mai avversate, la tua fede, a cui hai legato tutta la tua vita, fin dalla più tenera età.

Ora mi ritrovo con un figlio con cui non riesco più a dialogare, ma le colpe sono solo mie.

Tempo verrà, nel nostro futuro, in cui la nostra differenza di età non sarà più un problema.

Ma passeranno anche gli anni della tua maturità e vedrai la mia decrepita vecchiezza agire sulle mie stanche mani come foglie nel tremore del vento in procinto di staccarsi dalla vita.

Ma non piangere che ho avuto una vita fortunata, e piena di affetti, anche se non sempre l’ho apprezzata in pieno.

Marco Fantuzzi