Dopo anni di scrittura

Dopo anni di scrittura, ancora mi domando da che profondità dello spirito mi arrivi l’ispirazione. Io, che credente non sono, dove attingo se mi manca la fede anche in me stesso. Eppure inizio una “poesia” perché una parola mi ha stuzzicato e poi srotolano altre parole, immagini, versi, rime, che compongono qualcosa di compiuto di cui non avevo coscienza inizialmente. E tutto ciò è un bel mistero, scrivere qualcosa, a volte di bello, che la mia mente partorisce al momento. È questo il talento dell’artista?

Scrivo tanto, e pubblico una minima parte, per vincere la mia angoscia quotidiana, la mia depressione, che ogni tanto rialza la testa, la rabbia per gli errori del passato. Non sempre riesco ad accettarmi per quello che sono, dovrei accettare che non mi accetto: sono diventato così. Serve combattere? Non credo! Magari servirebbe a darmi stabilità, ma se cessasse la mia inquietudine riuscirei ancora a scrivere? Atroce dilemma!

Potrei mai scambiare l’amore di una donna con l’inquietudine che governa le mie poesie?

Penso di no, ho bisogno di questa instabilità, di un distacco, a volte profondo, dalla realtà, per generare parole. E lo faccio in momenti di estrema solitudine, quando la lettura dei classici, la profondità del loro pensiero, fanno sanguinare a fiotti il mio cuore.

Marco Fantuzzi

2 pensieri riguardo “Dopo anni di scrittura”

    1. Non saprei, io ho ricominciato a leggere poesie moltissimi anni dopo il periodo scolastico, e già da tempo desideravo scrivere, ma non avrei mai immaginato che avrei scritto poesie degne di essere lette.

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