Stefano Fresi

Nell’ambito della rassegna “Autori in prestito” a cura di Paolo Nori, si è svolto ieri, presso la Biblioteca Raffaele Crovi di Castelnovo ne’ Monti, un incontro con Stefano Fresi. Per chi non lo conosce è uno dei protagonisti della trilogia “Smetto quando voglio” ed è apparso nella fiction “Il nome della rosa”, queste solo le ultime apparizioni sullo schermo.

L’incontro è iniziato raccontando di come i registi sviluppano e condensano sullo schermo le parole che traggono dai libri a cui a volte si ispirano e come esempi ci ha parlato de “Il nome della rosa” (il film di J.J.Annaud con Sean Connery e non la fiction a cui ha partecipato) e Padre padrone dei fratelli Taviani tratto dal libro autobiografico di Gavino Ledda.

Ma la parte che è venuta fuori nell’incontro e che mi è piaciuta maggiormente è quella relativa alle musiche dei film, e Fresi non parla da sprovveduto: è diplomato al Conservatorio, canta e compone.

Ci ha spiegato di come le note sono formate da 16 armoniche, ci ha spiegato le consonanze e le dissonanze e di come sono utilizzate per creare emozioni positive e negative, di come gli autori di colonne sonore utilizzino di base queste caratteristiche all’interno dei film a cui lavorano.

E ci portato ad esempio le colonne sonore de “Lo Squalo”, “Stars Wars”, entrando in dettagli per spiegare i diversi momenti del film e “2001 Odissea nello spazio”, anche se qui Kubrick utilizza musica non originale, ma costruita comunque sul concetto di consonanze e dissonanze.

E di Kubrick ci ha svelato diversi aneddoti e del cameo che si è regalato apparendo in una scena di “Eyes wide shut” e quello che ha regalato alla figlia regalandole una partecipazione a “2001 Odissea nello spazio.

Marco Fantuzzi

Franca Righi – Destinazione poesia

Ieri sera ho partecipato ad un incontro di poesia con la poetessa Franca Righi, presso la Biblioteca Raffaele Crovi di Castelnovo ne’ Monti. Ho avuto il piacere di ascoltare la lettura delle sue poesie e delle sue opinioni sulla poesia, sui suoni e significati delle parole.

Di come si scrive per lenire il proprio dolore, e i dolori presenti e passati vengono rivisti nella scrittura, nelle stagioni della propria vita.

Di come l’occhio del poeta, e dell’artista in generale, guardi ogni cosa come se fosse la prima volta, grazie ad una sensibilità assente nella maggior parte delle persone, così abituate soltanto a vedere senza nessun approfondimento.

Alla fine ho portato a casa un suo libro “Destinazione poesia”, con tanto di firma dell’autrice e ho cominciato a leggerlo la sera stessa

Peccato per la bassa affluenza, le sue parole avrebbe meritato un pubblico maggiore.

Marco Fantuzzi

Leggendo Auden_lezioni su Shakespeare

Tutte le civiltà, quelle conosciute almeno, sono state attraversate da profonde crisi di carattere politico-sociale e oggi stiamo di nuovo attraversando uno di questi periodi.

Da una parte la politica, una cosa per pochi eletti, mentitori per professione, sostenuta da poteri così forti in grado di poter distruggere una nazione per i propri interessi e dall’altra la società civile, in massima parte povera o impoverita che lotta per ripristinare la propria dignità, compromessa da una competitività sempre più sfrenata, e dove la condivisione e la solidarietà sono merce rara e preziosa.

Dove il confine tra ricchezza e povertà è così labile che spesso un evento inaspettato può fare la differenza tra la vita e la morte.

Siamo diventati davvero un branco asociale?

Vivere tra le macerie, in fatiscenti abitazioni, tra il ronzare di insetti instancabili, con la pelle impregnata di un caldo maleodorante. Questo incubo si materializza in tutte le grandi città nelle estati afose che ormai danneggiano profondamente il nostro vivere, in un caldo che i condizionatori dei grattacieli contribuiscono a dilatare a dismisura per chi vive giorno e notte all’aria aperta.

Che ne sarà dell’aria limpida che respiravano i nostri nonni, quando anche l’ultima foresta sarà stata distrutta?

Che ne sarà dei destini delle nostre future generazioni, quando gli occhi di oggi fanno tabula rasa del nostro ambiente vitale?

Che ne sarà della Terra che ci guarda inorridita davanti allo scempio cui assiste da ormai troppo tempo?

Lei sopravvivrà, perché saprà adattarsi al cambiamento climatico, ma noi no, noi non ce la faremo.

Vogliamo autonomie politiche,

vogliamo decidere del nostro destino,

vogliamo i profitti che produciamo,

vogliamo pace e serenità,

chiediamo troppo? Ce lo concederanno o dovremo lottare per ottenerle?

Marco Fantuzzi

Poema de amor — Poesia d’amore

España Joan Manuel Serrat El sol nos Olvido, ayer por la mañana, Nos envolvió el rumor suave Del Mar, Tu cuerpo me dio calor…tenia frío. Y allí, en la arena, entre los dos nació este poema de amor: para ti. Mi fruto, mi flor, Mi historia de amor, Mis caricias, Mi humilde candil, Mi lluvia […]

via Poema de amor —

La democrazia

La democrazia proclama l’uguaglianza, ma questa uguaglianza lascia ognuno libero soprattutto di ostentare le proprie pretese e la volgarità delle sue piccole differenze. Ciascuno si crede qualcuno, aggiunge al coro la sua voce dissonante e ciò che ne risulta è una cacofonia indescrivibile, un disordine, un guazzabuglio. La democrazia è una moltitudine anarchica di maestrini che si azzuffano, un inascoltabile concerto di voci sboccate, pretenziose, che niente è autorizzato a zittire. Qui non è il conformismo che regna, piuttosto un difformismo.

(Platone – ottavo libro Repubblica)

Simone de Beauvoir – Quando tutte le donne del mondo …

In questo libro scritto quarant’anni fa, la scrittrice e saggista francese, descrive le problematiche dell’universo femminile dell’epoca, ancora quanto mai attuali.

Si tratta di articoli, interviste, conferenze in cui parla del movimento femminista, delle disuguaglianze che ancora colpiscono le donne, della violenza a cui sono soggette nella società civile ma anche all’interno della famiglia.

Racconta in prima persona della sua esperienza, più fortunata di altre, e delle lotte con cui ha accompagnato le esperienze di chi invece ha patito sottomissioni di ogni tipo, della schiavitù a cui è sottomessa la donna, della sua necessaria indipendenza economica senza la quale non ci sarà mai pari dignità con l’altrui sesso.

Senza una vera uguaglianza fra i due sessi, che è ancora molto lontana da conquistare, non ci sarà quel progresso nella società necessario e auspicabile.

Io da parte mia ho insegnato a mia figlia quei valori necessari per raggiungere nel tempo, questo risultato, gli ho insegnato ad affrancarsi dalla dipendenza maschile, perché la donna non nasce solo per fare la madre e la moglie, l’amica e l’amante, c’è molto di più, e solo con una indipendenza economica c’è la speranza di realizzarsi pienamente.

Ancor di più al giorno d’oggi in cui sembra esserci una recrudescenza della violenza maschile, purtroppo l’emancipazione, mai completata ha portato anche a questo, a rendere gli uomini molto più aggressivi e arroganti, e la politica, che dovrebbe saper gestire i fenomeni sociali, è stata davvero latitante.

Marco Fantuzzi

Il giardino delle rose

Care amiche ed amici,

mi sono dimenticato di dirvi che anche stavolta WRITERS ha pubblicato un mio racconto, quello del titolo. Orribile dimenticanza per i miei affezionati lettori. Chiedo venia, non mi cospargo il capo di cenere, perché i capelli stanno diventando grigi comunque.

Passate di qua, c’è tanta altra brava gente che ha piacere di farsi leggere, e potete contattare Elena, la nostra direttrice, sempre in cerca di persone che condividano la nostra passione, qui sotto la mail a cui potete scrivere:

writers.blogmagazine@gmail.com

e qui il collegamento al sito, da dove potete anche scaricare la rivista

https://writersezine.wordpress.com/

Buona lettura e spero di trovarvi presto compagni di viaggio.

 

Marco Fantuzzi