Valerio Varesi – Gli invisibili

Patrick Fogli introduce Valerio Varesi e il suo ultimo libro “Gli invisibili.” Tutto nasce da un vecchio fatto di cronaca, un “cold case”, un cadavere ripescato nel Po e non reclamato per anni da nessuno.

Un’altra storia, un’altra indagine del commissario Soneri immersa tra le nebbie del Po, tra i suoi misteri, con quel senso di attesa che lo scorrere del Po e lo scorrere del tempo sembrano evidenziare.

È un giacimento di memorie il nostro lungo fiume, nei momenti di secca ci svela resti vecchi di migliaia di anni e anche più, ma bisogna saper attendere, come il nostro investigatore sa bene.

Una letteratura di genere che non ha niente da invidiare alla letteratura “alta.”

L’incontro si è svolto oggi pomeriggio presso la biblioteca comunale Raffaele Crovi di Castelnovo né Monti.

Marco Fantuzzi

Il mestiere di vivere – Cesare Pavese

Riporto alcune mie brevi riflessioni su “IL MESTIERE DI VIVERE” di Cesare Pavese, un suo diario privilegiato che riporta i pensieri scritti dalla fine del 1935 (per l’esattezza iniziato il 6 ottobre 1935) al 18 agosto 1950 (nove giorni prima della sua morte).

Pavese s’interroga sul fatto che le sue composizioni poetiche sono il frutto di una sempre maggiore indifferenza e riluttanza”. (Riporto queste parole perché i fatti sembrano essere lo specchio di ciò che mi sta accadendo, pur nella consapevolezza che io poeta non mi posso definire).

Gioia, inventiva e disinvoltura metrica sono sovente il risultato delle mie poesie anche se inutile e indegno mi sembra lo sforzo: non c’è più il necessario scavo interiore.” (è forse questo che differenzia un poeta da un comune letterato, credo che a me manchi questa capacità, ma come ottenerla: isolandosi completamente da se stessi o isolandosi in se stessi, pensando solo a conoscere se stessi?)

Ogni poeta s’è angosciato, meravigliato e ha goduto. L’ammirazione per un gran passo di poesia non va mai alla sua stupefacente abilità, ma alla novità delle scoperte che contiene.” (credo che questa frase debba potersi attribuire a qualsiasi poeta).

“Il primo fondamento della poesia è l’oscura coscienza del valore dei rapporti, quelli biologici magari, che già vivono una larvale vita d’immagine nella coscienza prepoetica”.

Sia detto con cautela contro Baudelaire, in poesia non tutto è prevedibile e componendo si scelgono talvolta forme non per ragione veduta ma ad istinto, e si crea, senza sapere con definita chiarezza come.”

Pavese insiste molto sul fatto che la poesia esprima un giudizio di valore.

Spesso la poesia inizia in modo semplice quando, ad esempio, scopriamo per la prima volta una descrizione che calza a pennello per un’immagine che abbiamo in mente.

Il piacere di avere scoperto una somiglianza che altri non avevano notato, e vogliamo urlare al mondo questa scoperta.

Ma una volta iniziata la poesia bisogna proseguirla e finirla con un ricco rapporto di interazioni che diano valore al tutto.

(in corsivo le parole di Pavese)

 

Marco Fantuzzi

Stefano Fresi

Nell’ambito della rassegna “Autori in prestito” a cura di Paolo Nori, si è svolto ieri, presso la Biblioteca Raffaele Crovi di Castelnovo ne’ Monti, un incontro con Stefano Fresi. Per chi non lo conosce è uno dei protagonisti della trilogia “Smetto quando voglio” ed è apparso nella fiction “Il nome della rosa”, queste solo le ultime apparizioni sullo schermo.

L’incontro è iniziato raccontando di come i registi sviluppano e condensano sullo schermo le parole che traggono dai libri a cui a volte si ispirano e come esempi ci ha parlato de “Il nome della rosa” (il film di J.J.Annaud con Sean Connery e non la fiction a cui ha partecipato) e Padre padrone dei fratelli Taviani tratto dal libro autobiografico di Gavino Ledda.

Ma la parte che è venuta fuori nell’incontro e che mi è piaciuta maggiormente è quella relativa alle musiche dei film, e Fresi non parla da sprovveduto: è diplomato al Conservatorio, canta e compone.

Ci ha spiegato di come le note sono formate da 16 armoniche, ci ha spiegato le consonanze e le dissonanze e di come sono utilizzate per creare emozioni positive e negative, di come gli autori di colonne sonore utilizzino di base queste caratteristiche all’interno dei film a cui lavorano.

E ci portato ad esempio le colonne sonore de “Lo Squalo”, “Stars Wars”, entrando in dettagli per spiegare i diversi momenti del film e “2001 Odissea nello spazio”, anche se qui Kubrick utilizza musica non originale, ma costruita comunque sul concetto di consonanze e dissonanze.

E di Kubrick ci ha svelato diversi aneddoti e del cameo che si è regalato apparendo in una scena di “Eyes wide shut” e quello che ha regalato alla figlia regalandole una partecipazione a “2001 Odissea nello spazio.

Marco Fantuzzi

Franca Righi – Destinazione poesia

Ieri sera ho partecipato ad un incontro di poesia con la poetessa Franca Righi, presso la Biblioteca Raffaele Crovi di Castelnovo ne’ Monti. Ho avuto il piacere di ascoltare la lettura delle sue poesie e delle sue opinioni sulla poesia, sui suoni e significati delle parole.

Di come si scrive per lenire il proprio dolore, e i dolori presenti e passati vengono rivisti nella scrittura, nelle stagioni della propria vita.

Di come l’occhio del poeta, e dell’artista in generale, guardi ogni cosa come se fosse la prima volta, grazie ad una sensibilità assente nella maggior parte delle persone, così abituate soltanto a vedere senza nessun approfondimento.

Alla fine ho portato a casa un suo libro “Destinazione poesia”, con tanto di firma dell’autrice e ho cominciato a leggerlo la sera stessa

Peccato per la bassa affluenza, le sue parole avrebbe meritato un pubblico maggiore.

Marco Fantuzzi

Leggendo Auden_lezioni su Shakespeare

Tutte le civiltà, quelle conosciute almeno, sono state attraversate da profonde crisi di carattere politico-sociale e oggi stiamo di nuovo attraversando uno di questi periodi.

Da una parte la politica, una cosa per pochi eletti, mentitori per professione, sostenuta da poteri così forti in grado di poter distruggere una nazione per i propri interessi e dall’altra la società civile, in massima parte povera o impoverita che lotta per ripristinare la propria dignità, compromessa da una competitività sempre più sfrenata, e dove la condivisione e la solidarietà sono merce rara e preziosa.

Dove il confine tra ricchezza e povertà è così labile che spesso un evento inaspettato può fare la differenza tra la vita e la morte.

Siamo diventati davvero un branco asociale?

Vivere tra le macerie, in fatiscenti abitazioni, tra il ronzare di insetti instancabili, con la pelle impregnata di un caldo maleodorante. Questo incubo si materializza in tutte le grandi città nelle estati afose che ormai danneggiano profondamente il nostro vivere, in un caldo che i condizionatori dei grattacieli contribuiscono a dilatare a dismisura per chi vive giorno e notte all’aria aperta.

Che ne sarà dell’aria limpida che respiravano i nostri nonni, quando anche l’ultima foresta sarà stata distrutta?

Che ne sarà dei destini delle nostre future generazioni, quando gli occhi di oggi fanno tabula rasa del nostro ambiente vitale?

Che ne sarà della Terra che ci guarda inorridita davanti allo scempio cui assiste da ormai troppo tempo?

Lei sopravvivrà, perché saprà adattarsi al cambiamento climatico, ma noi no, noi non ce la faremo.

Vogliamo autonomie politiche,

vogliamo decidere del nostro destino,

vogliamo i profitti che produciamo,

vogliamo pace e serenità,

chiediamo troppo? Ce lo concederanno o dovremo lottare per ottenerle?

Marco Fantuzzi

Poema de amor — Poesia d’amore

España Joan Manuel Serrat El sol nos Olvido, ayer por la mañana, Nos envolvió el rumor suave Del Mar, Tu cuerpo me dio calor…tenia frío. Y allí, en la arena, entre los dos nació este poema de amor: para ti. Mi fruto, mi flor, Mi historia de amor, Mis caricias, Mi humilde candil, Mi lluvia […]

via Poema de amor —

La democrazia

La democrazia proclama l’uguaglianza, ma questa uguaglianza lascia ognuno libero soprattutto di ostentare le proprie pretese e la volgarità delle sue piccole differenze. Ciascuno si crede qualcuno, aggiunge al coro la sua voce dissonante e ciò che ne risulta è una cacofonia indescrivibile, un disordine, un guazzabuglio. La democrazia è una moltitudine anarchica di maestrini che si azzuffano, un inascoltabile concerto di voci sboccate, pretenziose, che niente è autorizzato a zittire. Qui non è il conformismo che regna, piuttosto un difformismo.

(Platone – ottavo libro Repubblica)