Orti

Gli orti dell’antica infanzia

dove nonna zappava

la nuda terra

e lei, solerte, restituiva ori.

Piccola figura, china fino a terra

a raccogliere il pranzo quotidiano

e i suoi gesti raccontavano

solerzia e pazienza

e io accumulavo pensieri,

inconsciamente.

E correvo tra orti e fossi

a inseguir la gioventù

a catturar rane

a baciar giovani amiche.

Marco Fantuzzi

Un chimico, Fabrizio De André

Il Canto delle Muse

Solo la morte m’ha portato in collina
Un corpo fra i tanti a dar fosforo all’aria
Per bivacchi di fuochi che dicono fatui
Che non lasciano cenere, non sciolgon la brina
Solo la morte m’ha portato in collina
Da chimico un giorno avevo il potere
Di sposar gli elementi e farli reagire
Ma gli uomini mai mi riuscì di capire
Perché si combinassero attraverso l’amore
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore
Guardate il sorriso guardate il colore
Come giocan sul viso di chi cerca l’amore
Ma lo stesso sorriso lo stesso colore
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore
È strano andarsene senza soffrire
Senza un volto di donna da dover ricordare
Ma è forse diverso il vostro morire
Voi che uscite all’amore che cedete all’aprile
Cosa c’è di diverso nel vostro morire
Primavera non bussa…

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D’autunno

alessandrasolina

dentro una foglia

Timide foglie

in attesa

si domandano

se il prolungamento delle loro

brevi esistenze

è segno di una

nuova primavera

o una morra col destino.

Qualche lacrima

dal cielo

e i ciclamini sono in subbuglio.

Passeggio

alla ricerca del mio autunno

– caldarroste e mani in tasca-

ma il sole è

una lama d’agosto

sui ricordi.

Foto: web, le fotografie che sono passate alla storia

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C’è un’aria stanca

C’è un’aria stanca che langue nelle ossa, e guardi il cielo che ti passa accanto.

Non puoi rincorrerlo sotto il sole, tra i fossi brulicanti di rane, su cui fiondavi la rabbia della tua fulminea adolescenza.

Scappavi di casa ogni momento per rinchiuderti nella tua libertà, tra distese di grano e di papaveri, masticando l’erba dolce dei prati.

E raccoglievi, meglio rubavi, l’uva matura dal sapore di fragola e saltavi tra i canali colmi d’acqua fresca.

Non avevi tempo per pensare, perché il tempo non contava nulla, c’eri tu e pochi amici, poche distrazioni e tante fantasie.

Affioravano pochi ricordi in quella giovane vita, non avevi percezione del futuro, a quello proprio non pensavi, il futuro per te era domani quando presto ti saresti dovuto alzare per sederti in un banco ad ascoltare le parole di un vecchio professore che ti avrebbe raccontato cose che a te non interessavano, perché non le capivi.

Ma un giorno tutto questo avrebbe riempito un foglio bianco.

Marfan's poetry