Mio caro figlio

Mio caro figlio,

ho sempre avuto il dubbio che tu avessi paura a confrontarti con me.

Cosa incute timore in te, la mia presenza stessa, fisicamente ingombrante, i miei modi sgarbati, al limite della rudezza, il mio approccio nei tuoi confronti?

Quanti pomeriggi e serate abbiamo trascorso, tu bambino, io giovane padre che apprendeva la difficile arte del genitore.

Ma quanto tempo non abbiamo passato insieme, mentre nasceva una sorella che ti avrebbe tolto una gran parte di affetti.

Ma quello che io spendevo per lei già l’avevo speso per te, non te ne privai.

Poi crescendo ti allontanasti da me, ti chiudesti in camera tua a capire il tuo vivere, così diverso dal mio.

Fu lì che si fratturò il nostro rapporto, ma tu non ne hai colpa alcuna, già duro è l’inquieto vivere di un adolescente, che un padre non sempre capisce, pur avendolo provato.

Poco ho sostenuto le tue scelte, anche se non le ho mai avversate, la tua fede, a cui hai legato tutta la tua vita, fin dalla più tenera età.

Ora mi ritrovo con un figlio con cui non riesco più a dialogare, ma le colpe sono solo mie.

Tempo verrà, nel nostro futuro, in cui la nostra differenza di età non sarà più un problema.

Ma passeranno anche gli anni della tua maturità e vedrai la mia decrepita vecchiezza agire sulle mie stanche mani come foglie nel tremore del vento in procinto di staccarsi dalla vita.

Ma non piangere che ho avuto una vita fortunata, e piena di affetti, anche se non sempre l’ho apprezzata in pieno.

Marco Fantuzzi

Orti

Gli orti dell’antica infanzia

dove nonna zappava

la nuda terra

e lei, solerte, restituiva ori.

Piccola figura, china fino a terra

a raccogliere il pranzo quotidiano

e i suoi gesti raccontavano

solerzia e pazienza

e io accumulavo pensieri,

inconsciamente.

E correvo tra orti e fossi

a inseguir la gioventù

a catturar rane

a baciar giovani amiche.

Marco Fantuzzi

Un chimico, Fabrizio De André

Il Canto delle Muse

Solo la morte m’ha portato in collina
Un corpo fra i tanti a dar fosforo all’aria
Per bivacchi di fuochi che dicono fatui
Che non lasciano cenere, non sciolgon la brina
Solo la morte m’ha portato in collina
Da chimico un giorno avevo il potere
Di sposar gli elementi e farli reagire
Ma gli uomini mai mi riuscì di capire
Perché si combinassero attraverso l’amore
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore
Guardate il sorriso guardate il colore
Come giocan sul viso di chi cerca l’amore
Ma lo stesso sorriso lo stesso colore
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore
È strano andarsene senza soffrire
Senza un volto di donna da dover ricordare
Ma è forse diverso il vostro morire
Voi che uscite all’amore che cedete all’aprile
Cosa c’è di diverso nel vostro morire
Primavera non bussa…

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D’autunno

alessandrasolina

dentro una foglia

Timide foglie

in attesa

si domandano

se il prolungamento delle loro

brevi esistenze

è segno di una

nuova primavera

o una morra col destino.

Qualche lacrima

dal cielo

e i ciclamini sono in subbuglio.

Passeggio

alla ricerca del mio autunno

– caldarroste e mani in tasca-

ma il sole è

una lama d’agosto

sui ricordi.

Foto: web, le fotografie che sono passate alla storia

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C’è un’aria stanca

C’è un’aria stanca che langue nelle ossa, e guardi il cielo che ti passa accanto.

Non puoi rincorrerlo sotto il sole, tra i fossi brulicanti di rane, su cui fiondavi la rabbia della tua fulminea adolescenza.

Scappavi di casa ogni momento per rinchiuderti nella tua libertà, tra distese di grano e di papaveri, masticando l’erba dolce dei prati.

E raccoglievi, meglio rubavi, l’uva matura dal sapore di fragola e saltavi tra i canali colmi d’acqua fresca.

Non avevi tempo per pensare, perché il tempo non contava nulla, c’eri tu e pochi amici, poche distrazioni e tante fantasie.

Affioravano pochi ricordi in quella giovane vita, non avevi percezione del futuro, a quello proprio non pensavi, il futuro per te era domani quando presto ti saresti dovuto alzare per sederti in un banco ad ascoltare le parole di un vecchio professore che ti avrebbe raccontato cose che a te non interessavano, perché non le capivi.

Ma un giorno tutto questo avrebbe riempito un foglio bianco.

Marfan's poetry