Uomini contro se stessi

Uomini contro se stessi

religioni che si combattono

popoli interi che si odiano.

L’odio, più dell’amore

fa proseliti,

perché chi odia lo fa spesso in comunità intere

(gruppi, associazioni, anche nascoste).

Ma chi ama lo fa da solo,

combatte da solo

e da solo perderà.

Perché nella vita ci sono solo sconfitti

chi vince è solo la vita,

che perde una sola volta,

mentre noi perdiamo tutti i giorni

(amici, amanti, gioie).

Marco Fantuzzi

Il sole del mattino

Il sole del mattino

non illumina il mio cuore

perché tu non ci sei

ad accenderlo.

Il nostro amore

si è consumato

come una candela.

Non spaccava le montagne

non ha abbattuto i muri

che ci circondavano

non glielo abbiamo permesso.

Non ci siamo lasciati travolgere

dalla passione.

Marfan's poetry

Amare intensamente

Amare intensamente,

questo è vivere,

vivere in un vortice

che ti trascina a fondo,

in fondo a un’anima

che non sai nemmeno di avere.

Se non cerchi la passione

cos’è la tua vita?

Una fila interminabile

di giorni vuoti,

fermo come un albero

con radici solide

che da lì non si muove.

Ma lui cerca luce nuova

catturando il cielo

e tu, che invece

hai piedi, braccia e cervello

perché non bruci ogni momento

del tuo peregrinare?

Marfan's poetry

Il caffè

Lei riempiva di sé l’atmosfera del caffè di Via dell’Abate, sovrastava l’odore di stantio di quel vecchio ambiente, dove un tempo dominava il profumo del caffè appena tostato, una miscela di fragranze impossibile da dimenticare.

Piccola donna dal passo leggero, con il suo spolverino turchese portava la primavera con sé, e nelle pur brevi attese, i tacchi battevano impazienti sul vecchio impiantito di rovere.

Le gambe seminude seducevano il mio sguardo, anche se quel corpo lo conoscevo a memoria, ogni minuscola piega della pelle, ogni curva avevo sfiorato ed esplorato con le mie mani, nella più profonda oscurità di una camera d’albergo, dove l’odore di lavanda delle lenzuola si mescolava al suo inebriante profumo.

Il tatto è l’essenza dell’amore fisico, ben diverso da quello spirituale che ti nutre nella solitudine, una situazione già sperimentata per troppo tempo. Ora potevo di nuovo gioire del sesso a piene mani, la toccavo ovunque e gustavo i suoi sospiri, così pieni di felicità, così colmi di appagamento.

Lei adorava le mie mani più di ogni altra cosa, la spogliavano al buio e dipingevano le sue forme, così delicate, il ventre caldo, l’eccitazione sul seno, e le piccole labbra tumide.

Gli occhi invece la denudavano quando m’incontrava nel caffè, poche erano le parole che volavano, leggiadre come piume nel vento.

Passavamo le ore a guardarci, a sorridere, a gustare un profumato caffè, gli occhi s’immergevano l’un l’altro e niente intorno era più come prima. Cadevano le pareti, sparivano i rumori ed eravamo di nuovo in un prato dove la coglievo per l’ultima volta, come un delicato fiore di primavera.

Ora il caffè è chiuso, rimane un’insegna penzolante a ricordo degli antichi fasti. Lei non c’è più ma io ogni giorno assaporo il suo profumo, se n’è andata per sempre, ma il suo amore è rimasto a ravvivarmi il cuore.

Ora sono un uomo migliore e lo devo a lei soltanto, al tempo che rubò alla sua famiglia per farmene un regalo immenso. Io la mia metà l’avevo trovata, non la cercherò mai più, questo è l’Amore, come ci ricorda Platone, l’unione di due metà perfette.

Marco Fantuzzi

La tecnologia

La tecnologia sta addormentando i nostri cuori, così scevri di passioni: non sappiamo più amare, e non mi riferisco alle singole persone, ma al genere umano nel suo complesso.

Non voglio fare di ogni erba un fascio, il singolo filo d’erba si perde nell’immensità del prato, solo quando costituiamo enorme fasci potremo accendere il cuore degli altri: facciamo l’esatto opposto, esaltiamo solo l’individualità.

La nostra civiltà porta con sé i germi dell’autodistruzione, perché non sa amare ciò che la circonda, la cosa buffa è che lo sa, ne è pienamente cosciente, ma non fa nulla per invertire la tendenza.

Folle direte voi, certo! È solo la follia che ci ha portato fin qua, altri faranno le loro scelte o ci giudicheranno, altri, non noi, a noi il futuro non interessa, i nostri figli e i nostri nipoti risolveranno come meglio credono i problemi che si troveranno ad affrontare, come abbiamo fatto noi prima di loro.

Marco Fantuzzi

Cantar non so

Cantar non so, ma dolci note traggo dal mio sentire,

piene di malinconia struggenti, come l’assolo di un violino.

Non vedo un luminoso futuro per la mia generazione

imprigionata e in bilico tra vecchio e nuovo.

Solo una lotta ci rimane, contro la vita che schiacciar ci vuole.

Ricordo io bambino, le voci del cortile, gli amici, i nonni,

le galline a razzolare e i conigli nelle gabbie.

Campi sterminati e piccoli orti,

di qui è passata la mia infanzia,

fra l’ardore dei piccoli e il tepore dei vecchi.

D’inverno la neve tutto imbiancava

e il gelo pendeva dai tetti.

Tutto ghiacciava meno che il nostro cuore.

Marfan's poetry