Au lecteur di Charles Baudelaire – traduzione di Marco Fantuzzi

Al Lettore

di Charles Baudelaire

 

La scempiaggine, lo sbaglio, il peccato, la spilorceria,

S’impadroniscono dei nostri spiriti e angustiano i corpi,

E noi nutriamo i nostri amabili resti,

Come gli straccioni nutrono i loro parassiti.

I nostri ostinati peccati, i pentimenti vigliacchi;

Ci fanno pagare lautamente le nostre confessioni,

E rientriamo gaiamente sul nostro melmoso sentiero,

Credendo che vili lacrime possano lavare le nostre magagne.

Sul guanciale del male Satana Trismegisto

Culla lungamente il nostro spirito incantato,

E il ricco metallo della nostra volontà

È completamente liquefatto da quel sapiente alchimista.

È il diavolo che tiene i fili in cui ci dimeniamo!

Negli oggetti ripugnanti troviamo appagamenti;

Ma ogni giorno scendiamo di un passo in più verso l’Inferno,

Senza raccapriccio, attraverso tenebre che di olezzo sanno.

Così’ come un povero debosciato che bacia e mangia

Il seno martoriato di una vecchia sgualdrina,

Noi afferriamo al passaggio un piacere clandestino

Che spremiamo con forza come una vecchia arancia.

Fitto, brulicante, come un milione di vermi,

Nei nostri cervelli gozzoviglia un popolo di Demoni,

E, quando respiriamo, la Morte nei nostri polmoni

Discende, un fiume invisibile, con sordi lamenti.

Se lo stupro, il veleno, il pugnale, l’incendio,

Non hanno ancora ricamato di piacevoli fregi

Il banale canovaccio dei nostri pietosi destini,

È che la nostra anima, ahimè! non è abbastanza audace.

Ma tra gli sciacalli, le pantere, le linci,

Le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti,

I mostri mugolanti, urlanti, grugnenti, striscianti,

Nel serraglio infame dei nostri vizi,

Uno ce n’è più laido, più malvagio, più immondo!

Benché non faccia grandi gesti né lanci alte grida,

Egli farebbe volentieri della sua terra macerie

E in uno sbadiglio ingoierebbe il mondo.

È la noia! L’occhio carico di un involontario pianto,

Sogna di patiboli fumando il suo narghilè,

Tu lo conosci lettore, questo premuroso mostro,

  • Ipocrita uditore, – mio simile, – mio amico!

 

Traduzione di Marco Fantuzzi

LXXVIII. SPLEEN -Charles Baudelaire

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;
Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l’Espérance, comme une chauve-souris,
S’en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;
Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D’une vaste prison imite les barreaux,
Et qu’un peuple muet d’infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,
Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrément.

– Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l’Espoir,
Vaincu, pleure, et l’Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.