Un naufragar di onde

Un naufragar di onde

su avite spiagge,

nel cullare di impeti pacifici

creste spumeggianti alla deriva.

Cieli scuri in gramaglie

per una tempesta in arrivo,

fulmini e scoppi,

vele strappate, vite divelte.

Vascelli a fondo sbattuti

su fosse abissali da cui

nemmeno il ricordo risale

nella fragile mente di noi uomini.

Marco Fantuzzi

Fotografo pozzanghere

Fotografo pozzanghere,

lì, dove si specchia

tutto il nostro mondo.

Attendo lacrime dal cielo

per riempire le buche

del nostro cammino.

Fiori e colori emergono

dal nostro evanescente vissuto,

fatto di lunghe attese

ed esplosive rinascite.

Ogni stagione

ha le sue pozzanghere,

i suoi ricordi,

i suoi colori.

E io sono lì,

immortalo quadri di riflessione,

dove la vita ha scavato il suo tempo.

Marco Fantuzzi

Non c’è logica

Non c’è logica

nella nostra vita,

solo improvvisazione.

Lasciamo andare

il nostro cuore

su cammini lontani.

Verso un orizzonte

appena accennato,

verso nuvole basse

che ci oscurano la vista.

Non vediamo la luce laggiù

ma ne sentiamo la presenza

oltre quella siepe,

quei rovi spinosi,

quel fitto bosco che attraversiamo

con coraggio verso la meta finale.

Marco Fantuzzi

Dagli atri muscosi, dai fori cadenti (Adelchi, coro, atto 3°) – Alessandro Manzoni

Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti,
Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l’orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.
Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,
Qual raggio di sole da nuvoli folti,
Traluce de’ padri la fiera virtù:
Ne’ guardi, ne’ volti, confuso ed incerto
Si mesce e discorda lo spregio sofferto
Col misero orgoglio d’un tempo che fu.
S’aduna voglioso, si sperde tremante,
Per torti sentieri, con passo vagante,
Fra tema e desire, s’avanza e ristà;
E adocchia e rimira scorata e confusa
De’ crudi signori la turba diffusa,
Che fugge dai brandi, che sosta non ha.
Ansanti li vede, quai trepide fere,
Irsuti per tema le fulve criniere,
Le note latebre del covo cercar;
E quivi, deposta l’usata minaccia,
Le donne superbe, con pallida faccia,
I figli pensosi pensose guatar.

E sopra i fuggenti, con avido brando,
Quai cani disciolti, correndo, frugando,
Da ritta, da manca, guerrieri venir:
Li vede, e rapito d’ignoto contento,
Con l’agile speme precorre l’evento,
E sogna la fine del duro servir.
Udite! Quei forti che tengono il campo,
Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
Son giunti da lunge, per aspri sentier:
Sospeser le gioie dei prandi festosi,
Assursero in fretta dai blandi riposi,
Chiamati repente da squillo guerrier.
Lasciar nelle sale del tetto natio
Le donne accorate, tornanti all’addio,
A preghi e consigli che il pianto troncò:
Han carca la fronte de’ pesti cimieri,
Han poste le selle sui bruni corsieri,
Volaron sul ponte che cupo sonò.
A torme, di terra passarono in terra,
Cantando giulive canzoni di guerra,
Ma i dolci castelli pensando nel cor:
Per valli petrose, per balzi dirotti,
Vegliaron nell’arme le gelide notti,
Membrando i fidati colloqui d’amor.
Gli oscuri perigli di stanze incresciose,
Per greppi senz’orma le corse affannose,
Il rigido impero, le fami durâr;

Si vider le lance calate sui petti,
A canto agli scudi, rasente agli elmetti,
Udiron le frecce fischiando volar.
E il premio sperato, promesso a quei forti,
Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
D’un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
All’opere imbelli dell’arse officine,
Ai solchi bagnati di servo sudor.
Il forte si mesce col vinto nemico,
Col novo signore rimane l’antico;
L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
Si posano insieme sui campi cruenti
D’un volgo disperso che nome non ha.

Fantasmi

I fantasmi

non son carne viva,

ma più di lor

hanno una vita attiva.

Dormir non li abbisogna,

notte e dì un gran daffare,

ma tu li vedi solo all’imbrunire

quando ti fermi a rallentare.

Spiano ognor le tue mosse

t’intralciano a piacer

son tutte scosse,

Sono ombre di altrui vita

che altro non sanno

che vagar pel mondo

in cerca di una pace che non hanno.

 

Marco Fantuzzi

17-06-2015