Il destino

Creatori di destino ci crediamo,

ma il cammino del sole non è per noi,

dove stiamo andando lo sa soltanto Lui.

Beffardo ci attende ad ogni angolo di strada

in ogni piazza, lungo polverose strade,

come falce che scuote l’erba alle radici.

A decidere è la casualità di un incontro,

mentre siamo di corsa, lanciati contro il tempo

o mentre attendiamo impazienti l’amore.

Questa non è la nostra vita, è quella degli altri,

non è la nostra felicità, è la felicità di qualcun altro,

questo siamo: persone al servizio di qualcuno.

Noi crediamo di decidere, ma non decidiamo,

né quando nascere, né quando morire,

come fiori che si aprono al mattino al cielo.

Cerchiamo di accontentare i nostri amori,

siano essi un genitore, un figlio, un amico

o il nostro compagno di sventura.

Marfan's poetry

Leggendo Auden_lezioni su Shakespeare

Tutte le civiltà, quelle conosciute almeno, sono state attraversate da profonde crisi di carattere politico-sociale e oggi stiamo di nuovo attraversando uno di questi periodi.

Da una parte la politica, una cosa per pochi eletti, mentitori per professione, sostenuta da poteri così forti in grado di poter distruggere una nazione per i propri interessi e dall’altra la società civile, in massima parte povera o impoverita che lotta per ripristinare la propria dignità, compromessa da una competitività sempre più sfrenata, e dove la condivisione e la solidarietà sono merce rara e preziosa.

Dove il confine tra ricchezza e povertà è così labile che spesso un evento inaspettato può fare la differenza tra la vita e la morte.

Siamo diventati davvero un branco asociale?

Vivere tra le macerie, in fatiscenti abitazioni, tra il ronzare di insetti instancabili, con la pelle impregnata di un caldo maleodorante. Questo incubo si materializza in tutte le grandi città nelle estati afose che ormai danneggiano profondamente il nostro vivere, in un caldo che i condizionatori dei grattacieli contribuiscono a dilatare a dismisura per chi vive giorno e notte all’aria aperta.

Che ne sarà dell’aria limpida che respiravano i nostri nonni, quando anche l’ultima foresta sarà stata distrutta?

Che ne sarà dei destini delle nostre future generazioni, quando gli occhi di oggi fanno tabula rasa del nostro ambiente vitale?

Che ne sarà della Terra che ci guarda inorridita davanti allo scempio cui assiste da ormai troppo tempo?

Lei sopravvivrà, perché saprà adattarsi al cambiamento climatico, ma noi no, noi non ce la faremo.

Vogliamo autonomie politiche,

vogliamo decidere del nostro destino,

vogliamo i profitti che produciamo,

vogliamo pace e serenità,

chiediamo troppo? Ce lo concederanno o dovremo lottare per ottenerle?

Marco Fantuzzi

Il viaggio

Il viaggio, un lento divenire.

C’è chi viaggia pur rimanendo immobile,

Nella fantasia del proprio destino,

Chi viaggia peregrinando l’anima nella propria umiltà,

Chi crede di viaggiare in ogni cosa che fa, in ogni incontro,

E chi non viaggia, ma si immerge semplicemente

In quel tormentato viaggio che è la vita

Chi ne assapora i profumi, gli odori,

Chi non viaggia, e a testa bassa inciampa nei suoi passi.

 

Marco Fantuzzi

 

E domani

E domani

Chi scalderà il mio mattino

Chi attraverserà il mio destino

Chi accompagnerà il mio cammino?

Fragile umanità in cammino

Inquieta e indecisa nel suo destino

Fragile cielo nel nostro mattino.

Tutto ruota intorno a queste rime

Al nostro miserabile ego di gente scalza

Di uomini dilaniati dalla fede

Nel torpore dei nostri silenzi mattutini.

 

Marco Fantuzzi

 

Vengo qua solo per te

Vengo qua solo per te

Ma tu non ci sei

E gli anni passano, leggeri,

Come aironi al tramonto.

Anni incatenati al destino,

Cercati e non trovati,

Tra un’immondizia

Di maleodoranti pensieri.

Dolente è il sonno mio,

Tra arditi cieli piovono

Su di me preghiere

Disseminate come briciole di pane

Ma il tempo non basterà a raccoglierle.

E tu, luminosa vita,

Che spesso mi abbandoni

Al mio destino, solo ricordi

Per alleviare il mio dolore.

Fragile vita, solo un filo di ragno mi sostiene.

 

Marco Fantuzzi