Dio protegge i poeti

Dio protegge i poeti,

ma chi protegge

i poeti dal mondo?

Noi potremo cambiare il mondo

ma dobbiamo essere umili

per sopportare il genere umano.

La poesia non è solo

uno sfogo dell’animo,

è il desiderio di cambiare

la nostra condizione.

E bada!

La poesia non è solo dolcezza,

è forza, energia,

è un soffio vitale.

Apriti a lei!

 

Marco Fantuzzi

L’impeto ferrigno

L’impeto ferrigno che lui sospinge

trafigge il tuo candore, la chiarità degli occhi tuoi,

e inchini il tuo viso, cedendo le membra

al mio volere di uomo, cucito dal dolore degli anni.

Sento gli affanni dei suoni frementi e palpitanti,

come steli piegati dal vento nel tremolio del risveglio,

e adagi ora gli anni tuoi sulle mie braccia consunte

mentre spogli la florida tua vita, tra l’amore di una dolcezza infinita.

Marco Fantuzzi

E’ così che c’incontrammo

È così che c’incontrammo,
In una fredda mattina di novembre,
In un parco di larici
Appoggiato su acque cristalline.
Mi godevo un’alba vacanziera,
L’amore mi aveva lasciato,
Lei arrivò,
Un’apparizione nella nebbia mattutina,
Capelli biondi raccolti
Una luce triste dipinta sul viso.
Vestiva leggera e camminava svelta,
Un sorriso e un saluto ci scambiammo,
E nei suoi occhi stupore
Per quell’incontro inatteso.
Sparì com’era apparsa
Nella nebbia che si scioglieva al sole
E mi lasciò una sensazione di ineffabile dolcezza.
Marco Fantuzzi

Racconto_6

…ormai la sua poesia aveva raggiunto uno stato di grazia che apriva sempre più il mio cuore e in risposta ad una mia poesia un’altra che mi descriveva a fondo:

Belle le tue parole

Bello il tuo cuore

Belli i tuoi pensieri

Che cercano amore…

Poi Lei mi spedì delle sue foto che le avevo chiesto e una bellissima lettera in cui si raccontava e alla fine chiedeva che fossi io a parlare.

Io cominciavo a capire che ormai era ora di dichiararsi, lei era contenta di quello che avevo scritto, io ero felice di sentirla così vicina, ancora non immaginava cosa stavo per scriverle.

Lei mi scrisse queste parole:

«Sei davvero galante, grazie…non so chi ti ha ridato allegria, mi piacerebbe pensare di essere stata io, ne sarei felice.»

Così le risposi lasciandola senza parole e senza fiato, incredula ma felice:

«Sei sempre tu a rendermi felice o triste, a seconda che arrivino o no le tue lettere…
Sei sempre tu nei miei pensieri migliori…
Sei sempre tu a ispirarmi e a fare di me una persona migliore…
Sei sempre tu…
Sono sempre io a essere invadente, mi manchi molto…»

Lei mi rispose con queste seducenti parole:

«Dolcissimo amico mio, bello questo sogno, non voglio spegnerlo e nemmeno voglio forzare per farlo vivere, voglio assaporarlo, gustarlo, cullarmi in esso e tenendolo caro e stretto a me, lasciare che mi avvolga e continui a farmi sognare.»

Poi mi scrisse un’altra poesia:

Ragazzo che parli di te

Con quel tuo modo un po’ frenato

Che vorresti tanto dire ma che temi del tuo dire …

ed io ti voglio già molto bene.

Continua…

(grazie all’amica che mi ha regalato le sue emozioni, per rendere più lieti questi miei scritti).

 

Marco Fantuzzi

Inquietudine

Un’inquietudine vacillante

scava nei miei pensieri,

una giovane donna li agita

mischiando i suoi colori.

Ha il viso di luna

e gli occhi della notte,

una slanciata figura

a carpir le stelle.

Oh luna, tu che illumini

la più buia stanza del mio cuore,

sempre tarda la mia voce,

sono ululati di perfido dolore.

Quale quieta dolcezza sul tuo viso,

ogni giorno sempre più sicuro,

un dì coglierò il tuo sorriso

e sarà come entrare

in un provvido paradiso.

Marco Fantuzzi

Un incontro

Perfino vederla ormai mi toglie il fiato, non riesco più a sostenere il suo sguardo, tantomeno rivolgerle la parola. Lei non prenderà mai l’iniziativa, ma mi guarda senza sorridere.

Il suo viso è un’enigma, e mi perderei a guardarlo per ore, ed estasiarmi per il suo lento camminare è un’altra delizia per gli occhi, i suoi passi sembrano sfiorare il cammino.

E allora perché non la fermo quando la incontro, e le rivolgo la parola, forse basta anche un semplice ciao per iniziare a parlarle.

Mi è appena passata davanti e io non ho nemmeno alzato lo sguardo, ma penso si sia è accorta che l’ho vista, che può pensare? Che sono timidissimo o un maledetto imbecille, propendo per la seconda, visto che la prima volta che ci siamo guardati è stata lei ad abbassare di colpo lo sguardo.

Scrivevo mentre passava, solo le sue lunghe gambe avvolte da pantaloni attillati ho potuto osservare, mentre lei di sicuro mi squadrava, per questo non ho alzato uno sguardo: ho avuto paura di iniziare una storia, ho ancora tracce dentro di me dell’ultima relazione (finita male), non ho voglia di soffrire, anche se dentro di me sono sicuro che lei ha voglia di parlarmi.

L’estate è ormai alla fine, ma l’autunno ne è solo il suo lento proseguire. È ancora caldo durante il giorno, giovani a braccia scoperte, ancora sorridenti per la bella stagione, bambini a correre nei parchi a gustarsi le giornate dopo le prime ore di scuola.

I giorni passano, il tempo vola via e mai più tornerà a rincuorarci, e io mi sento comunque solo anche se potrei alzare solo lo sguardo per cambiare la mia vita.

Gli amori vanno e vengono, ci sorridono inquieti, tu che non sorridi mai cosa celi nel tuo cuore?

Oggi eri a pochi passi da me, io fermo su una panchina, tu venivi verso di me, mi bastava sorriderti per guardare la profondità dei tuoi occhi, forse è questo che aspetti da me, un semplice sorriso, e io ti desidero ma mi sento vecchio quando ti guardo, e questo non cambierà mai, credo sia questo che mi frena insieme a mille altri dubbi.

Fuggisti lo sguardo la prima volta che ti fissai, ora sei sempre tu a cercarmi e io fuggo, che gioco è mai questo, quanto tempo è passato dal nostro primo incontro, un anno, forse due, non ricordo, il tempo passato ormai non ha nessun senso, niente ci dice che già non conosciamo.

Sembra che il tempo non sia passato invano, un giorno mi sorriderai e allora capirò cosa provi, e se io ti sorridessi potrei sciogliere qualcosa in te?

Spero che i tuoi anni non passino invano, così come sono passati i miei, ma niente passa invano, la tua bellezza è lungi dallo sfiorire (come invece è per me), ma tanti anni ci dividono, per questo non credo che ci proverò nuovamente.

Ci provai senza convinzione a rivolgerti la parola, ma la tua stupita sorpresa mi bloccò, e me ne andai senza capire bene la tua risposta. Da quel momento passarono giorni, settimane, mesi.

Smisi di cercarti con gli occhi, anche se ti vedevo, e piano mi accorsi che tu mi guardavi con crescente interesse, senza abbassare lo sguardo, e un bel giorno, all’improvviso, girando lo sguardo, mi accorsi di avere i tuoi occhi addosso, mi fissavi senza sorridere, ma intensamente.

Ma io mi girai di colpo, uno sguardo, il tuo, che non riuscivo a sostenere. E da lì un tormento che credevo sopito, esplose a dilaniarmi i giorni e le notti.

Pensavo a te, alle tue lunghe braccia che mai avevo strette, alle tue lunghe gambe che giammai avevo sfiorato.

Può un uomo sognar tutta la vita?

Può una donna attendere per anni?

Tu Penelope non sei e io il tuo Ulisse nemmeno.

Marco Fantuzzi

Dolce amica

Dolce amica

scuoti le fredde lenzuola

in cui hai creduto

di accarezzare la vita.

Galoppa nei cieli immensi

della tua infanzia,

dove immergevi

i tuoi sogni di bambina.

Dove ogni desiderio

trovava conforto

nell’immaginazione.

Tu e io bambini,

a correre

tra l’oro del frumento.

Tra il verde dei prati,

tra alberi spogli,

sotto un lenzuolo

che tutto ammantava

di bianco purissimo,

come la nostra età.

Marco Fantuzzi