C’è un mondo

C’è un mondo là fuori e questo mi spaventa,

mi spaventa la frenesia ormai fuori controllo,

mentre osservo il placido volare di un airone.

Mi spaventa l’ipocrisia e la falsa indignazione

mentre ripenso alla calma naturale di mia nonna,

al mondo scomparso della mia giovinezza.

Ripensio al bambino che ero tra il verde dei prati,

tra l’oro del frumento inframezzato di papaveri,

alle mani violacee dell’autunno colme di uva.

A un mondo sognato che non esiste più.

Marfan's poetry

La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore – Dylan Thomas

La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore
Sospinge la mia verde età; quella che spacca le radici agli alberi
È la mia distruttrice.
E io sono muto per dire alla rosa contorta
Come la mia giovinezza è piegata da identica febbre invernale.

La forza che l’acqua sospinge attraverso le rocce
Sospinge il mio rosso sangue; quella che asciuga alla foce le correnti
Le mie trasforma in cera
E io sono muto per gridare alle mie vene
Come alla fonte montana la stessa bocca sugge.

La mano che mulina l’acqua allo stagno
Agita sabbie mobili; quella che allaccia il soffiare del vento
Tende la vela del mio sudario.
E io sono muto per dire all’impiccato
Come della mia creta sia fatta la calce del carnefice.

Dal capo della fonte le labbra del tempo risucchiano;
Amore stilla e si raccoglie, ma il sangue versato
Allevierà le piaghe del mio amore.
E io sono muto per dire al vento della stagione
Come attorno alle stelle il tempo abbia scandito un cielo.

E io sono muto per dire alla tomba dell’amante
Come lo stesso verme contorto s’avvia al mio sudario
The force that through the green fuse drives the flower

The force that through the green fuse drives the flower
Drives my green age; that blasts the roots of trees
Is my destroyer.
And I am dumb to tell the crooked rose
My youth is bent by the same wintry fever.

The force that drives the water through the rocks
Drives my red blood; that dries the mouthing streams
Turns mine to wax.
And I am dumb to mouth unto my veins
How at the mountain spring the same mouth sucks.

The hand that whirls the water in the pool
Stirs the quicksand; that ropes the blowing wind
Hauls my shroud sail.
And I am dumb to tell the hanging man
How of my clay is made the hangman’s lime.

The lips of time leech to the fountain head;
Love drips and gathers, but the fallen blood
Shall calm her sores.
And I am dumb to tell a weather’s wind
How time has ticked a heaven round the stars.

And I am dumb to tell the lover’s tomb
How at my sheet goes the same crooked worm.

Dylan Thomas
(traduzione di Roberto Sanesi)

Giovani genitori

Padre,

oggi mi sovviene il tuo pensiero,

non c’è ricorrenza

solo ricordo.

Sbiadite foto in bianco e nero,

una giovane famiglia

nell’euforica stagione

del dopoguerra.

11 mesi, l’età di Elisa,

che sempre mi accompagna,

un pupazzo e il mio dolce sorriso

a cercarti con gli occhi.

Quale miseria e ricchezza avevamo,

una vita modesta

ma nulla ci mancava

nemmeno le paste la domenica

e i cappelletti a Natale.

Quale felicità avevi

non oso immaginare

il tuo unico figlio,

maschio per giunta.

Quale orgoglio malcelato,

tu che giovane adolescente

abbandonasti la paterna casa

in cerca di fortuna

in cerca dell’amore

che la tua casa

ti aveva negato.

E tu madre

che ti arrendesti

ben presto alla vita

schiacciata da un male

troppo forte

per le tue deboli spalle.

Ti sentisti abbandonata

combattesti per un po’

contro l’ingiustizia

e contro il mondo.

Solo rimpianto per i miei giovani anni, niente più.

Marco Fantuzzi

05/07/2014

Ragpicker

Giovani anime derelitte

nei loro sguardi la serietà di un vecchio

giovinezza bruciata tra montagne di rifiuti

nelle discariche che la vita ci regala.

Persi sono i loro anni migliori

per uno sputo di sopravvivenza

umiliati nel cuore

da disprezzabili genti.

Tutto il giorno a sbattersi

per poche rupie

per un misero pasto

che non riempirà la loro magrezza

ma sazierà la loro dignità.

Fantuzzi Marco

(ispirato da un post di Passoinindia)

http://passoinindia.wordpress.com/2014/03/04/rashmi-che-raccoglie-rifiuti/

Compleanno (di un’amica)

Dove sei angelo mio,

non certo in paradiso,

lungo è ancora il tuo cammino,

ma io non sono al tuo fianco.

Io che mi accontenterei

di calpestare i tuoi passi

(senza raggiungerti mai)

estasiato dal candore che emani

assillato da mille e mille pensieri.

Luce e ancora luce emana il tuo viso

dove il tempo ha scavato i suoi anni

tra i grovigli ansiosi di una lunga vita.

Ma il sorriso ti dona

una giovinezza sconosciuta,

i tuoi sensi mi inebriano

la tua pelle profuma.

Gli anni non sono passati invano

ma io dovrò sempre rincorrerli

per un briciolo di felicità.

Marco Fantuzzi