Vagai per i boschi

Vagai per i boschi dell’infanzia

in cerca dei miei pensieri,

e mi cullai di un amore

che mai mi bastava.

Gli occhi di pianto sul mio viso

a cercare luce nel tuo sorriso

(piansi nel crogiolo dei ricordi).

Ma i boschi hanno perso i loro rami

e le tue braccia non stringo più.

Marfan's poetry

Orti

Gli orti dell’antica infanzia

dove nonna zappava

la nuda terra

e lei, solerte, restituiva ori.

Piccola figura, china fino a terra

a raccogliere il pranzo quotidiano

e i suoi gesti raccontavano

solerzia e pazienza

e io accumulavo pensieri,

inconsciamente.

E correvo tra orti e fossi

a inseguir la gioventù

a catturar rane

a baciar giovani amiche.

Marco Fantuzzi

Cantar non so

Cantar non so, ma dolci note traggo dal mio sentire,

piene di malinconia struggenti, come l’assolo di un violino.

Non vedo un luminoso futuro per la mia generazione

imprigionata e in bilico tra vecchio e nuovo.

Solo una lotta ci rimane, contro la vita che schiacciar ci vuole.

Ricordo io bambino, le voci del cortile, gli amici, i nonni,

le galline a razzolare e i conigli nelle gabbie.

Campi sterminati e piccoli orti,

di qui è passata la mia infanzia,

fra l’ardore dei piccoli e il tepore dei vecchi.

D’inverno la neve tutto imbiancava

e il gelo pendeva dai tetti.

Tutto ghiacciava meno che il nostro cuore.

Marfan's poetry

Fredda primavera

Ho freddo, mentre mi crogiolo al sole

Nel prato della mia delicata infanzia

Piccolini cupolini gialli e una corolla

Di bianche lingue da staccare.

 

Ma non c’è scelta fra m’ama e non m’ama.

Sola è la mia speranza di ritornare

Spazzata via da questo vento impertinente

Che più non scalda la primavera.

 

Marco Fantuzzi

Ricordo

 

Silenzioso parco

Che hai colto il mio vociare bambino

Mamma accanto a me io non ricordo.

 

Donna deturpata dalla vita

Illusa e disillusa

Un volto angosciante

Sul mio giovane sorriso.

 

Spezzata fu la tua gioventù

Quando i sogni

Dovevan diventar certezze.

 

Quando l’amore per la vita

Si tramutò in odio

E tu non riuscisti più

A celarlo al tuo cuore.

 

Troppo grande era per te!

 

Marco Fantuzzi

03-03-2015

Un tempo bambino (un’altra vita)

Marco_marzo 1961

Questo non è più il mio tempo,

di quando bambino riempivo

la mia testa di fantasie.

Con la mia spada verde e gialla

(che papà mi comprò)

uccidevo draghi e cavalieri.

Con i quaderni colorati

(che mamma mi comprò)

uccidevo la noia

delle giornate piovose.

Ma con la mia rossa bicicletta

(che zia mi comprò)

correvo a perdifiato

nella verde campagna.

Ora non corro più

lascio agli altri questa gioia,

altre riempiono la mia vita

più adatte alla mia età.

Ma tornerei volentieri

ad una vita da ricominciare,

senza memoria di questa:

semplicemente un’altra vita.

Marco Fantuzzi

(marzo 1961)

3 ottobre 1955

Comincia da lì, da una vita che non ricordo, la mia storia, da un giorno di ottobre di molti anni fa, Bilancia con ascendente sconosciuto.

Riguardo il vecchio album di fotografie, sbiadite e ingiallite, dei miei genitori: nella prima pagina ci sono io a 11 mesi, appoggiato ad uno sgabello con sopra un pupazzo di peluche mentre guardo sorridente il fotografo, (la stessa età di Elisa nella fotografia che porto sempre con me nel mio portafoglio assieme a quella di Alessandro che lì aveva invece 8 anni e mezzo).

A lato due bellissimi genitori che se ne sono andati troppo presto tra mille sofferenze, due giovani sposi che uscivano a pezzi, come tanti altri, da una guerra atroce, che lascia ancora la morte del cuore, per tutte le persone amate che più non sono con noi a gioire, noi che abbiamo solo voglia di rinascere.

I miei occhi lacrimano pensando al dolore passato, quello degli altri intendo, e mentre scrivo queste parole sono solo in casa triste e ammalato (il mio solito orecchio destro che ronza più del solito e che stavolta mi provoca vertigini e vomito).

La mia famiglia ormai si è abituata al fatto di vedermi ogni tanto ammalato e taciturno che non si preoccupa nemmeno di chiedermi come sto. I miei figli sono troppo impegnati a crescere per rendersi conto dei problemi degli altri e mia moglie ha una vita sua sempre dedicata agli altri, l’associazione di volontariato di cui è presidente, per fortuna sua, l’assorbe tantissimo.

Io, invece, sono qui a sfogliare la mia vita, ora nudo e sorridente sopra un cuscino di raso, ora serio e malinconico tra le braccia dei nonni. Peccato non avere coscienza degli anni più belli della tua vita, quando l’impegno più grande era correre a perdifiato verso un orizzonte di campi che non finiva mai.

Comincia lì la mia vita, da un sobborgo di periferia, immerso nella nebbia, case vecchie di cent’anni, poche stanze ma tanta serenità in un piccolo mondo tutto tuo. Ora quel mondo non c’è più, sessant’anni ad un ritmo folle l’hanno devastato, i cortili della mia infanzia in cui mi perdevo a nascondermi tra case e bassi servizi, tra orti e lavanderie, enormi cortili in ghiaia tra uomini e animali, in cui la vita era scandita dal sole e non dagli orari della televisione.

Quelle case sono state abbattute per far posto ad un mondo nuovo, ma nuovo è sempre meglio?