Simone de Beauvoir – Quando tutte le donne del mondo …

In questo libro scritto quarant’anni fa, la scrittrice e saggista francese, descrive le problematiche dell’universo femminile dell’epoca, ancora quanto mai attuali.

Si tratta di articoli, interviste, conferenze in cui parla del movimento femminista, delle disuguaglianze che ancora colpiscono le donne, della violenza a cui sono soggette nella società civile ma anche all’interno della famiglia.

Racconta in prima persona della sua esperienza, più fortunata di altre, e delle lotte con cui ha accompagnato le esperienze di chi invece ha patito sottomissioni di ogni tipo, della schiavitù a cui è sottomessa la donna, della sua necessaria indipendenza economica senza la quale non ci sarà mai pari dignità con l’altrui sesso.

Senza una vera uguaglianza fra i due sessi, che è ancora molto lontana da conquistare, non ci sarà quel progresso nella società necessario e auspicabile.

Io da parte mia ho insegnato a mia figlia quei valori necessari per raggiungere nel tempo, questo risultato, gli ho insegnato ad affrancarsi dalla dipendenza maschile, perché la donna non nasce solo per fare la madre e la moglie, l’amica e l’amante, c’è molto di più, e solo con una indipendenza economica c’è la speranza di realizzarsi pienamente.

Ancor di più al giorno d’oggi in cui sembra esserci una recrudescenza della violenza maschile, purtroppo l’emancipazione, mai completata ha portato anche a questo, a rendere gli uomini molto più aggressivi e arroganti, e la politica, che dovrebbe saper gestire i fenomeni sociali, è stata davvero latitante.

Marco Fantuzzi

La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore – Dylan Thomas

La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore
Sospinge la mia verde età; quella che spacca le radici agli alberi
È la mia distruttrice.
E io sono muto per dire alla rosa contorta
Come la mia giovinezza è piegata da identica febbre invernale.

La forza che l’acqua sospinge attraverso le rocce
Sospinge il mio rosso sangue; quella che asciuga alla foce le correnti
Le mie trasforma in cera
E io sono muto per gridare alle mie vene
Come alla fonte montana la stessa bocca sugge.

La mano che mulina l’acqua allo stagno
Agita sabbie mobili; quella che allaccia il soffiare del vento
Tende la vela del mio sudario.
E io sono muto per dire all’impiccato
Come della mia creta sia fatta la calce del carnefice.

Dal capo della fonte le labbra del tempo risucchiano;
Amore stilla e si raccoglie, ma il sangue versato
Allevierà le piaghe del mio amore.
E io sono muto per dire al vento della stagione
Come attorno alle stelle il tempo abbia scandito un cielo.

E io sono muto per dire alla tomba dell’amante
Come lo stesso verme contorto s’avvia al mio sudario
The force that through the green fuse drives the flower

The force that through the green fuse drives the flower
Drives my green age; that blasts the roots of trees
Is my destroyer.
And I am dumb to tell the crooked rose
My youth is bent by the same wintry fever.

The force that drives the water through the rocks
Drives my red blood; that dries the mouthing streams
Turns mine to wax.
And I am dumb to mouth unto my veins
How at the mountain spring the same mouth sucks.

The hand that whirls the water in the pool
Stirs the quicksand; that ropes the blowing wind
Hauls my shroud sail.
And I am dumb to tell the hanging man
How of my clay is made the hangman’s lime.

The lips of time leech to the fountain head;
Love drips and gathers, but the fallen blood
Shall calm her sores.
And I am dumb to tell a weather’s wind
How time has ticked a heaven round the stars.

And I am dumb to tell the lover’s tomb
How at my sheet goes the same crooked worm.

Dylan Thomas
(traduzione di Roberto Sanesi)

Emily Dickinson (1695)

Ha una sua solitudine lo spazio,
Solitudine il mare
E solitudine la morte – eppure
Tutte queste son folla
In confronto a quel punto più profondo,
Segretezza polare,
Che è un’anima al cospetto di se stessa:
Infinità finita.

There is a solitude of space
A solitude of sea
A solitude of death, but these
Society shall be
Compared with that profounder site
That polar privacy
A soul admitted to itself –
Finite infinity

(traduzione di Margherita Guidacci)

Erich Maria Remarque – La notte di Lisbona

«Cos’è un’esistenza sferica?»

«La mia. Quella di chi non può stare fermo in nessun luogo, cui non è lecito metter mai radici; che deve sempre rotolare. L’esistenza del fuoriuscito. L’esistenza del monaco mendicante indiano. L’esistenza dell’uomo moderno. Del resto ci sono più fuoriusciti di quanto non si creda. Anche quelli che non si sono mai mossi». … «Persino il globo terracqueo conduce un’esistenza sferica. È un fuoriuscito del sole. Non si può tornare indietro, a meno di andare in pezzi».

Questo e tanto altro troverete in questo libro, una storia d’amore, la perdita d’illusione dei vinti, l’esodo come unica strada per sfuggire al totalitarismo. Una storia ancora, purtroppo, molto attuale.

Marco Fantuzzi

L’elogio alla follia

 

“L’elogio alla follia” di Erasmo da Rotterdam, ne avevo sentito parlare così spesso e in maniera così positiva che mi son deciso a procurarmelo, presso la biblioteca della mia città, perché sono parsimonioso nell’acquisto dei libri.

Non sono riuscito a terminarlo e pensare che c’era chi ne parlava come un libro di una certa importanza, superiore al Simposio di Platone, di cui peraltro non capisco il paragone avendolo letto, ma non voglio recensirlo ora perché son passati anni da quella lettura.

Ho trovato “L’elogio” un po’ troppo leggero per i miei gusti, scritto in uno stile scherzoso che a me non soddisfa e poi quella suddivisione numerata in tanti passi, mi sembra proprio una cosa d’altri tempi, e secoli ne son passati, di attuale è rimasta solo la follia che temo accompagnerà per sempre l’uomo.

Forse anche l’argomento è poco interessante per me: io che mi ritengo già folle a sufficienza forse non ho trovato l’attenzione che il nostro autore magari si merita, perché è sicuramente vero che la follia è un sentimento, o un comportamento, che più di altri attraversa la nostra vita, e ci accompagna insieme all’istinto, che è spesso follia pure lui, e tralascio l’amore che è forse il sentimento più folle di tutti quando ci travolge la passione.

Nei due mesi che è rimasto in casa, non mi è mai venuta la voglia di terminarlo, l’ho sfogliato a tratti, insomma non mi ha preso per niente e non mi è capitato spesso di non essere curioso di vedere come va a finire o dove l’autore vuole andare a parare.

Modesta opinione di un umile lettore di parole altrui.

Marco Fantuzzi

27-07-2015