Ricordo

 

Silenzioso parco

Che hai colto il mio vociare bambino

Mamma accanto a me io non ricordo.

 

Donna deturpata dalla vita

Illusa e disillusa

Un volto angosciante

Sul mio giovane sorriso.

 

Spezzata fu la tua gioventù

Quando i sogni

Dovevan diventar certezze.

 

Quando l’amore per la vita

Si tramutò in odio

E tu non riuscisti più

A celarlo al tuo cuore.

 

Troppo grande era per te!

 

Marco Fantuzzi

03-03-2015

Un tempo bambino (un’altra vita)

Marco_marzo 1961

Questo non è più il mio tempo,

di quando bambino riempivo

la mia testa di fantasie.

Con la mia spada verde e gialla

(che papà mi comprò)

uccidevo draghi e cavalieri.

Con i quaderni colorati

(che mamma mi comprò)

uccidevo la noia

delle giornate piovose.

Ma con la mia rossa bicicletta

(che zia mi comprò)

correvo a perdifiato

nella verde campagna.

Ora non corro più

lascio agli altri questa gioia,

altre riempiono la mia vita

più adatte alla mia età.

Ma tornerei volentieri

ad una vita da ricominciare,

senza memoria di questa:

semplicemente un’altra vita.

Marco Fantuzzi

(marzo 1961)

Un ricordo di mamma (Un altro compleanno sprecato)

Non potrò mai dimenticare il giorno in cui mamma fu investita da un moto della polizia. Avevo poco meno di 6 anni e passavo le giornate a casa della nonna materna, di lì a poco avrei iniziato la prima elementare.

Quel giorno ho ben preciso il ricordo di zia Filomena che sale le lunghe scale del caseggiato popolare in cui viveva nonna Teresa. Ero ammalato quel periodo e mamma tornò a casa presto per portare qualcosa per me (zampe di gallina per il brodo, una vita rovinata per così poco).

E le successe quel disgraziato incidente che avrebbe cambiato per sempre la vita della nostra famiglia.

Era il 1961, sul finire dell’estate e mamma se ne tornava dal luogo di lavoro, era infermiera in una casa di riposo, e nei pressi di casa fu centrata in pieno da una motocicletta che la fece volare gambe all’aria…

lei era in bicicletta, la usava sempre quando la stagione lo permetteva, altrimenti c’era l’autobus che l’avrebbe scaricata a due passi da casa. Come sarebbe cambiata la nostra vita se quel giorno lei avesse preso l’autobus.

Lei avrebbe fatto l’infermiera per tutta la vita, forse io avrei avuto un fratello, la nonna non avrebbe pianto, la zia non avrebbe pianto, sua sorella non avrebbe pianto, tutti noi non avremmo pianto quel giorno.

Certo la nostra vita sarebbe cambiata, difficile dire se in meglio o in peggio. Quando una vita svolta quella strada non sai dove porta, è come inoltrarsi in una foresta via via più fitta, segui il sentiero ma a un certo punto senza indicazioni sei a un bivio e devi decidere, altrimenti la vita decide per te.

Tutta la vita è fatta di momenti così e quasi mai puoi decidere sapendo l’esito finale.

Mamma ha sofferto tanto, per molti anni a venire, e ha terminato la sua esistenza terrena in un letto d’ospedale, a lei, che fra i malati ci ha passato tutta la vita, forse sarebbe piaciuto questo finale.

 

Marco Fantuzzi