Mio caro figlio

Mio caro figlio,

ho sempre avuto il dubbio che tu avessi paura a confrontarti con me.

Cosa incute timore in te, la mia presenza stessa, fisicamente ingombrante, i miei modi sgarbati, al limite della rudezza, il mio approccio nei tuoi confronti?

Quanti pomeriggi e serate abbiamo trascorso, tu bambino, io giovane padre che apprendeva la difficile arte del genitore.

Ma quanto tempo non abbiamo passato insieme, mentre nasceva una sorella che ti avrebbe tolto una gran parte di affetti.

Ma quello che io spendevo per lei già l’avevo speso per te, non te ne privai.

Poi crescendo ti allontanasti da me, ti chiudesti in camera tua a capire il tuo vivere, così diverso dal mio.

Fu lì che si fratturò il nostro rapporto, ma tu non ne hai colpa alcuna, già duro è l’inquieto vivere di un adolescente, che un padre non sempre capisce, pur avendolo provato.

Poco ho sostenuto le tue scelte, anche se non le ho mai avversate, la tua fede, a cui hai legato tutta la tua vita, fin dalla più tenera età.

Ora mi ritrovo con un figlio con cui non riesco più a dialogare, ma le colpe sono solo mie.

Tempo verrà, nel nostro futuro, in cui la nostra differenza di età non sarà più un problema.

Ma passeranno anche gli anni della tua maturità e vedrai la mia decrepita vecchiezza agire sulle mie stanche mani come foglie nel tremore del vento in procinto di staccarsi dalla vita.

Ma non piangere che ho avuto una vita fortunata, e piena di affetti, anche se non sempre l’ho apprezzata in pieno.

Marco Fantuzzi

Il problema non è essere felici, è accorgersene. — Crazy Alice in Wonderland

. Mi capita spesso, ultimamente, di riuscire a cogliere attimi di assoluta felicità. Quei momenti in cui tutto è in pace, in armonia perfetta. Quei momenti in cui ti rendi conto che stai davvero vivendo. Quei momenti per cui vivere sarà valsa la pena. Mi capitano spesso, ultimamente, nei momenti di perfezione assoluta che riesco […]

via Il problema non è essere felici, è accorgersene. — Crazy Alice in Wonderland

1961

1961, è cominciata lì la mia sofferenza per la vita, la mia paura della solitudine, il sentirmi solo e inadeguato in questo mondo in perenne accelerazione.

Ero un bambino, ancora non remigino e già la vita mi aveva posto una sofferenza indicibile, mia madre era in un letto d’ospedale, pesantemente ingessata, fratturata e in fin di vita per una commozione cerebrale, spazzata via da una motocicletta della polizia in una folle corsa impegnata a rincorrere il vento e a seminare foglie per strada.

Era l’inizio dell’autunno e la similitudine è calzante, chissà se nasce lì il mio amore per l’autunno, per i suoi colori, l’abbandono delle foglie per una nuova vita da rinascere nell’altra stagione che amo.

Mi piacciono le mezze stagioni che non sai mai cosa ti promettono: un giorno luce, l’altro vento, un giorno l’arcobaleno, l’altro una nebbia profonda.

Invece le stagioni piene ti portano solo caldo o solo freddo, anche se dicono che non ci sono più le stagioni di una volta…

Marco Fantuzzi

A mia nonna

L’ultimo ricordo che ho di te,

stesa su un divano a riposare.

Tu sempre in piedi affaccendata,

sempre a governare la famiglia,

tre figli con una vita difficile.

Uno lo rovinò la meningite,

l’ultima la sfiorò la pazzia,

e mia madre la guastò una moto,

travolgendo anche me bambino,

sei anni avevo nonna mia.

Ora sei fra gli angeli,

dove io non potrò raggiungerti.

 

Marfan

Il ricordo di mia madre

Il ricordo di mia madre, piegata in due dal dolore, di ossa frantumate e mai più ricomposte, di uno spirito svanito nell’immancabile certezza che aleggia tra la vita e la morte.

Se ne andarono i suoi pensieri all’inizio della mia infanzia, quando si costruisce una nuova vita, quando hai bisogno di puntellarti per cominciare a prendere il volo.

Ero solo un piccolo aquilone e la cordicella era sottile, in procinto di spezzarsi: cominciò così il mio malessere di bambino, solo, in balia degli eventi.

MarFan

Io bambino

Parlo, amo, odio

respiro il mio mal di vivere

nell’isolamento.

La forza per continuare

per ritornar bambino

tra le braccia dell’amore.

Cullato in sogni

più grandi del mondo stesso

crescevo grande come una quercia

ma delicato come un profumato

fiore di maggiociondolo.

La vita intorno profumava

di tigli, campanelle e papaveri,

i colori della nostra bandiera.

Quanta sofferenza

nell’infanzia che portò alla giovinezza.

La morte sfiorò la mia giovane madre

la calpestò di segni indelebili

e uccise lentamente la speranza.

Io ho ricordo di questa indicibile sofferenza

che pervase per sempre la vita mia.

Iniziò lì il mio mal di vivere

e avevo solo sei anni!

 

Marco Fantuzzi

Padre

Papà_copia

Dopo trent’anni

ho dimenticato la tua data,

quale misero figlio son io,

perdonami, se puoi, padre!

La memoria è fuggita lontano,

e già questo non è tollerabile,

ma dimenticare quella terribile notte

in cui ci lasciasti!

(e mamma era con me).

In cui ti negasti

la gioia di vedere

il tuo unico figlio sposato

(due mesi soli mancavano).

Lunga la lotta

contro un male incurabile

che ti devastò le ossa

(quali dolori non oso immaginare).

Io chiuso in me soffro al pensiero,

ma niente servirà ad addolcire

un evaporato spirito.

Tu non ci sei più

e la vita non sarà più la stessa.

Marco Fantuzzi