Leggendo Auden_lezioni su Shakespeare

Tutte le civiltà, quelle conosciute almeno, sono state attraversate da profonde crisi di carattere politico-sociale e oggi stiamo di nuovo attraversando uno di questi periodi.

Da una parte la politica, una cosa per pochi eletti, mentitori per professione, sostenuta da poteri così forti in grado di poter distruggere una nazione per i propri interessi e dall’altra la società civile, in massima parte povera o impoverita che lotta per ripristinare la propria dignità, compromessa da una competitività sempre più sfrenata, e dove la condivisione e la solidarietà sono merce rara e preziosa.

Dove il confine tra ricchezza e povertà è così labile che spesso un evento inaspettato può fare la differenza tra la vita e la morte.

Siamo diventati davvero un branco asociale?

Vivere tra le macerie, in fatiscenti abitazioni, tra il ronzare di insetti instancabili, con la pelle impregnata di un caldo maleodorante. Questo incubo si materializza in tutte le grandi città nelle estati afose che ormai danneggiano profondamente il nostro vivere, in un caldo che i condizionatori dei grattacieli contribuiscono a dilatare a dismisura per chi vive giorno e notte all’aria aperta.

Che ne sarà dell’aria limpida che respiravano i nostri nonni, quando anche l’ultima foresta sarà stata distrutta?

Che ne sarà dei destini delle nostre future generazioni, quando gli occhi di oggi fanno tabula rasa del nostro ambiente vitale?

Che ne sarà della Terra che ci guarda inorridita davanti allo scempio cui assiste da ormai troppo tempo?

Lei sopravvivrà, perché saprà adattarsi al cambiamento climatico, ma noi no, noi non ce la faremo.

Vogliamo autonomie politiche,

vogliamo decidere del nostro destino,

vogliamo i profitti che produciamo,

vogliamo pace e serenità,

chiediamo troppo? Ce lo concederanno o dovremo lottare per ottenerle?

Marco Fantuzzi

Perché non ci chiediamo seriamente

Perché non ci chiediamo seriamente come, all’inizio del terzo millennio, ci siano milioni di persone che muoiono per la fame, e non ci proponiamo in modo condiviso come risolvere questo problema?

Com’è possibile che HOMO SAPIENS si sia trasformato in HOMO DEFICIENS (passatemi il neologismo): quando abbiamo concesso a poche persone il controllo delle nostre vite? Evidentemente sopravvivono entrambe le specie di HOMO nella nostra società.

La storia, letta e conosciuta, ci racconta di secoli, di millenni in cui questo è sempre successo, ma non è sempre stato così: un’evoluzione lenta e inarrestabile ci ha portato a differenziarci in malo modo.

E mentre molte persone muoiono di fame, altre muoiono per eccesso di cibo, serve cambiare il nostro punto di vista e ridistribuire la ricchezza, altrimenti avremo una civiltà senza un futuro, saremo morti che camminano,

Dobbiamo accettare tutto questo senza giudicare, o lottare per cambiare? Davvero una bella domanda, è meglio cercare la pace dentro di noi o cercare di fare la guerra a chi non la pensa come noi?

La maggioranza di noi, sempre più poveri, riuscirà a sovvertire il pensiero di poche persone sempre più ricche? Non sono ottimista su questo, ma lascio aperta la porta alla speranza, e quando leggo che negli ultimi tremila anni solo settecento sono stati di pace, mi illudo forse di cambiare questo rapporto.

Marco Fantuzzi

Credi nella pace

Credi nella pace, nella giustizia,

nell’uguaglianza delle diversità,

nel bianco che bacia il nero,

nel giallo che abbraccia il bianco?

No, vivi nel terrore,

della speranza hai fatto carta straccia,

non libererai le tue idee,

perché catene invisibili ti stringono il petto.

Mai un letto per dormire,

un fusto d’acqua per una gola

ormai secca di grida.

Sei in una nuvola di confusione,

hai creduto in uomini e ideali,

hai lottato e resistito,

non ti sei arreso, è servito?

Non cambierai la percezione del mondo,

tu, povero, guardi i ricchi lassù

nelle loro ville sulle colline,

sembrano camposanti, usciti dalla penna

di un vecchio scrittore.

 

MarFan

Ineluttabile povertà

Ineluttabile povertà

Senza speranza alcuna,

Il cibo unico pensiero.

Figli come noi

Di un mondo in disuso

Figli ignorati, inesistenti.

Non si smuove la mia coscienza

Tracotante di bellezza.

Ti arrabatti nella polvere

Che sollevo

Sfiorando il tuo cammino.

Cerchi un futuro?

Non te lo concederò!

Ma ci ritroveremo un giorno

Fianco a fianco

Tra cumuli di terra

Spazzati dal vento.

 

Marco Fantuzzi