Firenze

Firenze, che splendida città

la prima volta

la visitai prima di nascere

che fatica scalare i gradini

del Duomo

ma che magnifica visione lassù.

Ci tornai grandicello

e mi sembrò ancor più bella

e dovevo ancora

conoscere l’amore.

Dovrei tornarci ora

all’inizio della vecchiaia

e succhiarne ancora

i suoi capezzoli.

Marfan's poetry

Ora non voglio più scrivere

Ora non voglio più scrivere,

e senza parole non è vita per me,

cosa rimane su una bocca muta!

Rimane forse il dolce sapore del miele

Che succhiavo con avidità

Nei nostri fugaci incontri.

Quando stringevo, impudicamente,

il tuo corpo, e risvegliavo i sensi

del contatto così a lungo cercato.

Ora tutto questo è dissolto

Nell’aria fine di questo mattino,

tu non ci sei e le ore sono lunghe e stanche.

Marfan's poetry

Mio caro figlio

Mio caro figlio,

ho sempre avuto il dubbio che tu avessi paura a confrontarti con me.

Cosa incute timore in te, la mia presenza stessa, fisicamente ingombrante, i miei modi sgarbati, al limite della rudezza, il mio approccio nei tuoi confronti?

Quanti pomeriggi e serate abbiamo trascorso, tu bambino, io giovane padre che apprendeva la difficile arte del genitore.

Ma quanto tempo non abbiamo passato insieme, mentre nasceva una sorella che ti avrebbe tolto una gran parte di affetti.

Ma quello che io spendevo per lei già l’avevo speso per te, non te ne privai.

Poi crescendo ti allontanasti da me, ti chiudesti in camera tua a capire il tuo vivere, così diverso dal mio.

Fu lì che si fratturò il nostro rapporto, ma tu non ne hai colpa alcuna, già duro è l’inquieto vivere di un adolescente, che un padre non sempre capisce, pur avendolo provato.

Poco ho sostenuto le tue scelte, anche se non le ho mai avversate, la tua fede, a cui hai legato tutta la tua vita, fin dalla più tenera età.

Ora mi ritrovo con un figlio con cui non riesco più a dialogare, ma le colpe sono solo mie.

Tempo verrà, nel nostro futuro, in cui la nostra differenza di età non sarà più un problema.

Ma passeranno anche gli anni della tua maturità e vedrai la mia decrepita vecchiezza agire sulle mie stanche mani come foglie nel tremore del vento in procinto di staccarsi dalla vita.

Ma non piangere che ho avuto una vita fortunata, e piena di affetti, anche se non sempre l’ho apprezzata in pieno.

Marco Fantuzzi

In memoria di…

Perché abbiamo paura della morte,

lo sapevamo che eravamo di passaggio,

perché piangere

se non hai nulla da rimproverarti.

Una moglie,

due figli,

i vecchi genitori,

gli amici.

Per tutti avevi tempo

meno che per l’amore.

Oh, donne ne avesti

ma l’amore lo cogliesti

solo alla fine della tua breve vita.

E adesso chi sei:

una farfalla

una colomba

o un giaguaro?

Ricordo ancora i tuoi pensieri

oggi come ieri,

e li serbo per me soltanto.

Marfan's poetry

Volare

È un volare a stento questa nostra vita, sempre sul punto di decollare, sempre in procinto di spiccare il volo.

Come Icaro ci spingiamo sempre più lontano, sempre più vicino ai nostri sogni, perché?

Perché a differenza degli altri animali, noi umani abbiamo coscienza della morte e temiamo che arrivi senza aver potuto realizzare qualcosa di importante.

Cosa c’è di più importante della vita stessa, perché la rendiamo così banale, perché la necessità di cercare sempre un limite nuovo, perché sfidare se stessi dimenticandoci che per i nostri obiettivi qualcuno dovrà pagare un alto prezzo?

Per soddisfare le nostre voglie, anche le più semplici, qualcuno avrà lavorato duramente per un pezzo di pane, e qualcun altro avrà avuto il suo pezzo d’oro.

È questo il destino dell’uomo, schiavo o padrone, secondo dove nasci.

Ricco o povero di nascita, senza possibilità, in modo onesto, di invertire la tendenza (certo c’è sempre l’eccezione che conferma la regola, ma tale rimane).

Tra i due destini una marea di gente comune che si arrabatta per vivere, perché bisogna pur vivere in modo dignitoso .

Ma dov’è la dignità di vivere, quando giri il capo per non vedere, per non sentire, per non partecipare.

Anch’io ho vissuto fin qua a questo modo, né schiavo, né padrone, figlio di un Dio minore, buono solo per lavorare, altrimenti non servi a niente e puoi accomodarti fra i poveri, e se non ce la farai ce ne faremo una ragione, altri prenderanno il tuo posto.

Questa è l’innegabile verità, beh tanto vale non entrarci nemmeno nel mondo del lavoro, non sono d’accordo con Achille che disse “meglio vivere da schiavi, ma vivere” (non ricordo le parole esatte, ma il significato era questo).

Peccato lui fosse un re, il re dei Mirmidoni (chiedete a loro di esprimersi in proposito).

Che significa entrare in una vita da schiavi, come quei che legge “lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”.

La vita può essere un inferno se non hai la libertà, o forse nemmeno la speranza di ottenerla.

Vale la pena di essere vissuta? Chiedetelo ad un suicida che si toglie di mezzo per molto meno, magari ha perso un po’ di soldi, magari si è ammalato e non sa uscirne.

Cosa passa per la testa a un suicida, anch’io ho pensato a questo, non vedo il futuro e non vivo il presente, non so come uscirne e mi sembra che nessuno possa aiutarmi, e io nemmeno lo voglio.

Ne uscirò con le mie forze o non ne uscirò, per troppo tempo ho cercato conforto altrove, e spesso le altrui scelte mi hanno pesato. Basta vivere sulle spalle dei giganti, o diventerò un gigante o il destino faccia di me quello che vuole.

Lo aspetterò sveglio, consapevole che qualcosa di buono ho fatto.

A volte immagino cosa sarebbe stata la vita delle persone con cui ho interagito se io non ci fossi stato.

Chi ha visto “La vita è meravigliosa” con James Stewart sa cosa intendo.

Io non sono nessuno, e sono convinto di questo, ma qualcosa la mia vita avrà pur significato. E se adesso sono deluso e amareggiato del bilancio fatto, le scelte del passato mi appartengono completamente.

Erano le migliori che potessi fare in quel momento (allora direte voi, perché non ti accetti?), certo se a ogni bivio avessi fatto scelte diverse adesso non sarei qui, questo è sicuro, come certo è il mio nome.

Ma di questo non m’importa, la vita è piena di sbagli e sofferenze, ma anche scelte giuste e gioie, l’importante è volare verso i propri sogni.

Marco Fantuzzi

Un uomo in disuso

I miei velati ricordi di uomo in disuso

sono pallidi raggi di sole che annegano nel cielo,

con occhi stanchi intravedo a fatica le stelle

e corse a perdifiato in scintillanti primavere.

Lontano è l’universo che mi apparteneva

dissolto in livida polvere i passati ricordi,

al rallentatore attendo lo scorrere dei giorni

nella certezza che nulla è eterno, fuorché l’amore.

Marfan's poetry