Vivere

Se vivere vuol dire interagire di continuo con altre persone, porsi obiettivi, lanciare sfide a se stessi e al mondo, non mi interessa vivere.

Ma se vivere vuol dire non essere costretto dagli altri, e di continuo,  a fare tutto ciò, a condividere scelte che non ti interessano, che non servono alla mia crescita interiore, allora sì la vita ha un senso.

Se non c’è nessun senso, nessuna emozione, se non c’è amore, la vita cosa rappresenta?

Se manca tutto questo perché vivere, sempre e solo nella speranza di un cambiamento (questo pervade tutta la nostra vita, un’esile speranza).

Ma noi non siamo in grado di cambiare nulla, siamo l’animale più stupido comparso sulla terra, distruggiamo noi stessi, distruggiamo gli altri, distruggiamo il senso di felicità che la vita dovrebbe generare (nella vita c’è il germoglio della felicità).

Creiamo malessere, malaffare, corruzione, guerre, sì abbiamo progredito nel tempo (ma a che prezzo? Questo progresso ha permesso a tutti di avere almeno una vita decorosa? Credo proprio di no, e allora qual è lo scopo dell’uomo sulla terra, quale progetto sta portando avanti?

Milioni di persone che muoiono di fame, malattie non curate perché privo di tornaconto economico, guerre per arricchire i ricchi e creare così ricattabili poveri.

Vergognati uomo.

I politici, le persone più spregevoli che esistono, i loro prezzolati giornalisti, le fameliche lobbies che li mantengono (politici e giornalisti, Dio li fa poi li accoppia).

Cos’altro aggiungere, perché non riusciamo a invertire la tendenza, perché costa fatica e impegno (o non ci interessa nemmeno), molto meglio la leggerezza del vivere con il suo fatale disimpegno.

Marco Fantuzzi

Eccomi nel nuovo mondo

Eccomi nel nuovo mondo,

esule di variopinta ambizione,

è te che cerco vita,

nei tuoi scalzi pensieri

nelle ordite trame

di questi miti inattesi.

Ecco gli incontri

che così ricchi ci fanno

gli umori e i dolori che infettano

le nostre briciole di felicità.

 

Marco Fantuzzi

Io bambino

Parlo, amo, odio

respiro il mio mal di vivere

nell’isolamento.

La forza per continuare

per ritornar bambino

tra le braccia dell’amore.

Cullato in sogni

più grandi del mondo stesso

crescevo grande come una quercia

ma delicato come un profumato

fiore di maggiociondolo.

La vita intorno profumava

di tigli, campanelle e papaveri,

i colori della nostra bandiera.

Quanta sofferenza

nell’infanzia che portò alla giovinezza.

La morte sfiorò la mia giovane madre

la calpestò di segni indelebili

e uccise lentamente la speranza.

Io ho ricordo di questa indicibile sofferenza

che pervase per sempre la vita mia.

Iniziò lì il mio mal di vivere

e avevo solo sei anni!

 

Marco Fantuzzi